Separazione delle carriere, scontro in Senato: il voto slitta tra polemiche e banchi vuoti

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La riforma sulla separazione delle carriere in magistratura, voluta dal ministro della Giustizia Carlo Nordio, ha acceso ieri l’aula di Palazzo Madama in un dibattito aspro, segnato dalle accuse delle opposizioni e da un’assenza quasi plateale dei banchi del centrodestra. Mentre il centrosinistra denunciava un «grave strappo democratico», definendo il provvedimento «eversivo» e «incostituzionale», la maggioranza – forte dei numeri – ha respinto le tre pregiudiziali presentate da Pd e M5S, rinviando però il voto finale.

Nonostante i toni accesi, la discussione si è svolta in un’aula semideserta, con pochi esponenti della coalizione di governo presenti durante i lavori. Una scelta che le opposizioni hanno interpretato come un segnale di disinteresse, se non di supponenza, su un tema che tocca uno dei cardini dello Stato di diritto: l’autonomia della magistratura. «È una legge-vendetta», hanno ribattuto i critici, sostenendo che il disegno di legge, se approvato, minaccerebbe l’equilibrio dei poteri.

A complicare il quadro, l’astensione di alcuni senatori come Casini, che ha preferito prendere le distanze dalla linea del suo stesso schieramento. Intanto, fuori dalle aule parlamentari, il dibattito si è infiammato ulteriormente dopo la diffusione di un video realizzato dalla Camera penale di Venezia, in cui alcuni avvocati accusano presunte connivenze tra pm e giudici, definendo la giustizia «truccata». Un’iniziativa che ha scatenato l’ira dell’Anm, che l’ha giudicata «sconcertante», alimentando ulteriormente la polarizzazione sul tema.

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