Il Giro d’Italia 109 prende il via dalla Bulgaria, tre tappe tra Nesebar e Burgas prima dell’arrivo a Roma
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
Sarà la Bulgaria, domani, a battere il primo colpo di pistola di una carovana destinata a coprire 3466 chilometri, complessivi, con un dislivello che sfiora i 49 mila metri. La 109esima edizione del Giro d’Italia, in programma da venerdì 8 a domenica 31 maggio, si apre infatti da Nesebar: località di diciannovemila anime, divisa in due – una nuova, fitta di alberghi e stabilimenti balneari, e una vecchia, arroccata su un’isola – che i Traci fondarono mille anni prima dell’era cristiana. Il gruppo, si sa, affronterà ventuno tappe, intervallate da tre lunedì di riposo, eppure l’attenzione, già in questa vigilia, non è solo sulla frazione d’esordio lungo la costa del mar Nero, tra Nesebar e Burgas. Qui, tremila anni di storia rischiano di finire sotto i copertoni di chi spinge sui pedali, tanto che un coccio antico si può pestare a ogni angolo.
La partenza dall’estero, una tradizione che si ripete
Per la sedicesima volta, la corsa rosa sceglie di alzare il sipario fuori dai confini nazionali – lo fece pure nel 2025 dal litorale albanese – e lo fa con tre frazioni interamente in territorio bulgaro, prima del lungo trasferimento verso l’Italia. Dopo il via, la carovana si sposterà gradualmente verso ovest, attraversando la penisola balcanica, fino a concludere la tre giorni estera. Niente di eccezionale, per chi è abituato a leggere il grande ciclismo come un viaggio più politico che sportivo; eppure c’è un dato che stride, nelle statistiche di quest’anno: gli italiani al via sono soltanto quarantuno, un numero mai così basso, e tra di loro la speranza più concreta si chiama Pellizzari, atteso a reggere un paragone pesantissimo con i big internazionali.
Big assenti o appannati, e quel vuoto di capitani
La maggior parte dei favoriti, va detto, ha preferito il Tour de France a questa edizione del Giro, lasciando spazio a scenari inediti. Vingegaard, per esempio, potrebbe trovarsi a gareggiare quasi in solitaria, tanto fragili appaiono le alternative. La Uae, che pure avrebbe voluto affidare le chiavi della squadra al portoghese Joao Almeida, ha dovuto fare marcia indietro: lui, non in condizione, ha alzato bandiera bianca. Allora l’uomo di classifica diventa Adam Yates, con il giovane svizzero Jan Christen pronto a subentrare come opzione di lusso. Non c’è certezza, però, su come reggeranno le gerarchie interne, né su chi controllerà davvero il gruppo nelle prime tappe bulgare.
Roma e il Circo Massimo, ottavo atto conclusivo
Il gran finale, invece, non cambia. La tappa conclusiva sarà ancora a Roma, affiancata al Circo Massimo, e segnerà l’ottavo arrivo nella Capitale (il quarto consecutivo dal 2023, circostanza mai verificatasi prima d’ora). Una continuità che parla da sola, se si considera che Roma apparve già come sede di tappa nella primissima edizione del Giro, nel lontano 1909. La città ospiterà l’ultima volata, dopo che il gruppo avrà macinato salite e discese per quasi tre settimane. E proprio mentre i corridori si preparano ad affrontare curve strette e strade ampie – come accaduto oggi nell’avvicinamento al traguardo della prima frazione, dove Consonni ha perso diverse posizioni per una traiettoria sbagliata – la corsa si conferma un laboratorio tattico imprevedibile.
La prima tappa in diretta, fra cadute e cambi di marcia
Nel pomeriggio di avvio, si sono viste già alcune mosse: la Decathlon ha perso il controllo del gruppo, passando il testimone alla Soudal; nell’ultimo chilometro i compagni di Milan sono spariti dalla testa, lasciandolo isolato, mentre davanti avanzavano formazioni come Uno-X, Tudor e Unibet Rose Rockets. La strada larga, poco prima, aveva concesso a molte squadre di rimanere in pista, ma il finale ha rimescolato le carte. Niente drammi, per ora, soltanto la conferma che questo Giro 2026 – partito da una terra antica e destinato a chiudersi nel cuore archeologico di Roma – vivrà di equilibri fragili, assenze illustri e qualche speranza azzurra da proteggere come un coccio millenario.




