Hormuz, l'Onu avvia l'evacuazione di 11mila marittimi bloccati nel Golfo
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Redazione Esteri
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Oltre quattrocento navi ferme nello Stretto di Hormuz, con a bordo più di undicimila marittimi, in attesa di poter riprendere il mare. La notizia è che, mentre l'International Maritime Organization (Imo) annuncia l'avvio di un'operazione di evacuazione su larga scala per i lavoratori rimasti bloccati a causa del conflitto tra Stati Uniti e Iran, c'è già chi si prepara a fare rotta inversa, diretto nel Golfo Persico per rifornirsi di petrolio e altre merci preziose.
L'organismo dell'Onu, responsabile della sicurezza della navigazione, ha messo a punto un piano di evacuazione che verrà realizzato "in stretta collaborazione con l'Iran, l'Oman, tutti gli altri Stati costieri della regione, gli Stati Uniti e l'industria marittima": lo ha dichiarato il segretario generale dell'Imo, Arsenio Dominguez, senza tuttavia fornire dettagli sui tempi e le modalità precise dell'intervento.
Un'operazione complessa in un'area strategica
La riapertura dello Stretto di Hormuz, dopo mesi di paralisi dovuta alle tensioni militari in Medio Oriente, ha riaperto una delle rotte commerciali più critiche per l'economia globale. Il transito di petroliere e cargo era stato interrotto bruscamente, intrappolando centinaia di imbarcazioni in un'area ristretta e mettendo in seria difficoltà gli equipaggi, ormai da quasi quattro mesi a bordo senza possibilità di rientrare a casa.
L'Imo ha già provveduto a contattare le navi interessate per coordinare le fasi del piano, che dovrà tenere conto delle complesse dinamiche politiche e militari della regione. La presenza di oltre undicimila marittimi, provenienti da diverse nazionalità, rende l'operazione particolarmente delicata, soprattutto in un contesto in cui il confine tra attività umanitaria e interessi strategici è estremamente labile.
Un viavai di navi tra evacuazione e nuovi carichi
Paradossalmente, mentre si avvia l'evacuazione di massa, si segnalano già le prime code di navi in attesa di entrare nel Golfo, pronte a caricare petrolio e merci preziose, sfruttando il ritorno a una parziale normalità dopo l'accordo di pace. Una situazione che fotografa la doppia faccia di un passaggio obbligato, crocevia di interessi energetici e commerciali, e che l'Onu dovrà gestire con equilibrio per evitare nuovi ingorghi.
Le operazioni di sbarco e rimpatrio degli equipaggi richiederanno probabilmente diverse settimane, coinvolgendo strutture portuali e mezzi di trasporto in un'area che resta sotto stretta osservazione internazionale. La priorità dichiarata è garantire la sicurezza dei lavoratori, ma la complessità della missione lascia intendere che la partenza delle ultime navi potrebbe slittare più del previsto.




