Il successo dell'Odissea di Nolan dimostra che i classici vivono solo se li si sa "tradire" (nel senso più nobile del termine)
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Se c'è una cosa che i classici sanno fare bene, è reinventarsi. Perché "classico", si sa, non è una parola che appartiene solo agli antichi, né tantomeno il frutto di un'autodefinizione coniata da critici contemporanei – come invece accadde per l'Impressionismo, per fare un esempio – ma risponde piuttosto a un bisogno che, come scriveva Nikolaus Himmelmann in Utopia del passato. Archeologia e cultura moderna, è cresciuto di pari passo con il procedere della società moderna verso un ideale di mondo umano che, nella realtà presente, non era più realizzabile.
Ed è proprio questo bisogno, questa tensione inespressa, che Christopher Nolan ha saputo intercettare e tradurre in immagini con la sua Odissea, il film che ha letteralmente infiammato il box office italiano e mondiale, dimostrando come il mito di Ulisse, l'eroe dal multiforme ingegno, sia ancora capace di smuovere le coscienze e i portafogli di un pubblico trasversale.
Numeri da capogiro per un'epopea senza tempo
Il weekend appena concluso, quello del 16-19 luglio, si è rivelato il quarto miglior weekend dell'anno per il box office italiano, e il merito è in larga parte da ascrivere a un solo, colossale film. Stiamo parlando naturalmente di Odissea di Christopher Nolan, che da solo ha racimolato la bellezza di 9.993.841 euro, un risultato che rappresenta la miglior apertura di sempre per un film diretto dal regista premio Oscar e che ha contribuito in maniera determinante a far toccare il traguardo dei 11.727.728 euro complessivi per gli incassi generali della settimana.
Oltreoceano, il film ha incassato 124 milioni di dollari negli Stati Uniti, mentre a livello globale il bottino ha già raggiunto i 264 milioni di dollari, mettendo sin da subito nel mirino il quasi miliardo incassato dal precedente Oppenheimer, pellicola che aveva segnato il precedente capolavoro nolaniano.
Il ritorno di Ulisse: un mito che attraversa le generazioni
Il mito dei miti è tornato, dunque, e il protagonista è sempre lui: Ulisse, l'eroe dal multiforme ingegno, il cui viaggio è ormai parte dell'immaginario collettivo di più generazioni.
A riprova di ciò, c'è il pubblico che sta riempiendo le sale, un pubblico principalmente giovane ma che abbraccia tutte le età, accorso per assistere alla lunga epopea dell'eroe omerico, riletta attraverso lo sguardo del regista londinese Christopher Nolan, premio Oscar per Oppenheimer (che gli è valso la statuetta sia come miglior film che come miglior regista), già noto per aver diretto pellicole del calibro di Batman Begins, Interstellar e, appunto, Oppenheimer.
Nolan, che vanta anche la cittadinanza statunitense grazie alle origini della madre, ha confezionato un'opera che, pur rimanendo fedele allo spirito del poema omerico, lo rilegge con il suo inconfondibile stile, fatto di strutture temporali complesse e di una potenza visiva che solo il formato analogico può restituire.
La polemica sui titoli di coda: il caso dell'Unità Marocco
Ma non è tutto oro quel che luccica, e come spesso accade per le grandi produzioni, anche per Odissea è spuntata una piccola, significativa polemica che riguarda i titoli di coda. Come ha fatto notare la giornalista C. Renda, nei titoli di coda del film viene menzionata una "Unità Marocco" e si afferma che le riprese sono state effettuate "in location nel Regno del Marocco", sovvenzionate da un incentivo finanziario offerto dal governo di Rabat.
Un dettaglio che potrebbe sembrare marginale, ma che in realtà apre una finestra su una prassi ormai consolidata nel cinema internazionale, quella dei coproduzioni e degli incentivi fiscali che spingono le produzioni a girare in paesi come il Marocco, offrendo location suggestive e costi ridotti. La questione, che solleva non pochi interrogativi sulle reali motivazioni di certe scelte produttive, rischia di gettare un'ombra sull'operazione, dimostrando come anche un kolossal apparentemente "puro" sia in realtà il frutto di complesse logiche di mercato e di accordi internazionali.
Quando "tradire" il classico significa renderlo immortale
Al di là delle polemiche, ciò che resta è la forza di un'operazione culturale che ha saputo rimettere al centro della discussione il senso stesso del classico. Nolan, con il suo Odissea, ha fatto proprio ciò che i classici richiedono per sopravvivere: li ha "traditi" nel senso più nobile del termine, cioè li ha riletti, attualizzati e resi nuovamente vivi per un pubblico contemporaneo.
Perché se è vero, come sosteneva Himmelmann, che il classico nasce da un bisogno di un mondo umano che non è più realizzabile, allora è altrettanto vero che solo attraverso la continua reinvenzione, attraverso lo sforzo di chi ha il coraggio di misurarsi con il mito, quel bisogno può trovare una risposta, per quanto provvisoria. E il successo di Odissea, con le sue sale piene e i suoi incassi da record, dimostra che quella risposta, oggi, è stata data.




