Papa Leone XIV in Campania l’8 e il 23 maggio, il primo anniversario tra Pompei, Napoli e la terra dei fuochi

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Sarà un abbraccio alla Campania, e attraverso di essa a tutte le complessità del Paese, quello che Papa Leone XIV stringerà in due distinte uscite pubbliche nel mese di maggio. La Prefettura della Casa Pontificia, in concomitanza con l’annuncio dato nelle diocesi interessate, ha reso noto il programma delle visite pastorali che il pontefice, nel primo anniversario della sua elezione, compirà tra l’8 e il 23 maggio. Due giornate, queste, che vedranno il Santo Padre spostarsi prima tra Pompei e Napoli e, quindici giorni più tardi, nel cuore dell’Acerrano, a sottolineare – come emerge dalle parole dei vescovi locali – un’attenzione che non è semplice cerimoniale, ma piuttosto una scelta di campo precisa su temi quali la devozione popolare, il disagio sociale e il dramma ambientale.

Una data simbolo, dal voto alla profezia

L’8 maggio, data della Supplica alla Madonna del Rosario di Pompei, era già scolpita nella memoria dei fedeli per aver segnato l’inizio del pontificato di Leone XIV, quando egli affacciandosi dalla loggia delle benedizioni affidò il suo ministero alla Vergine. Quest’anno, quella ricorrenza assumerà i contorni di un pellegrinaggio a ritroso verso le origini di quel voto. Il pontefice arriverà in elicottero nell’area antistante il santuario intorno alle nove del mattino, e lì – ha spiegato monsignor Tommaso Caputo, arcivescovo della Città mariana – presiederà la celebrazione eucaristica e guiderà la recita della Supplica, proprio dinanzi al trono dove è collocato il quadro della Madonna. Si compie così, per la quinta volta, la profezia che san Bartolo Longo, fondatore del santuario e proclamato santo da Leone XIV lo scorso ottobre, lanciò nel 1901 quando parlò della bianca figura del rappresentante di Cristo venuta a benedire le genti. Un cerchio, quello tra i due Leoni – il tredicesimo pontefice che sostenne l’opera di Longo e l’attuale che ne ha sancito la santità – che monsignor Caputo non esita a definire provvidenziale, quasi a suggellare un disegno più ampio che lega indissolubilmente la città degli scavi alla cattedra di Pietro.

Napoli, tra accoglienza e contraddizioni

Nel primo pomeriggio, dopo il pranzo con i confratelli di Pompei, l’attenzione si sposterà sul capoluogo partenopeo. Il cardinale Domenico Battaglia, arcivescovo di Napoli, attende il pontefice in un territorio che definisce, in una lettera diffusa all’indomani dell’ufficialità, non solo un luogo geografico ma una vera e propria condizione umana. Un luogo, si legge nella missiva, dove l’accoglienza è ancora un riflesso istintivo e la speranza non si è arresa, ma anche dove le ferite del lavoro negato e della malavita organizzata continuano a minare il futuro dei giovani. Leone XIV, dopo l’incontro con il clero e i religiosi nella cattedrale di Santa Maria Assunta – dove non si esclude, pur senza certezze, una eventuale e straordinaria riapertura dell’ampolla di san Gennaro – si affaccerà su piazza del Plebiscito per quello che ci si aspetta essere un vero e proprio bagno di folla. Sarà un ritorno, quello di un Papa a Napoli, a distanza di anni dall’ultima volta di Francesco, e la città si prepara a riceverlo come si riceve un padre che, citando sempre il cardinale Battaglia, porta con sé una pace disarmata che non si impone ma trasforma.

Il ritorno nella terra dei fuochi, l’enciclica mancata

La seconda tappa campana, fissata per il 23 maggio, sposta l’asse tematico sulla questione ambientale e le sue ricadute sociali. Ad Acerra, nel cuore di quella che tristemente è nota come terra dei fuochi, il pontefice incontrerà una popolazione che da anni convive con l’emergenza rifiuti e i roghi tossici. Il vescovo Antonio Di Donna, che presiede anche la Conferenza episcopale campana, aveva atteso invano la visita di Papa Francesco, programmata per il 24 maggio 2020 in occasione del quinto anniversario della Laudato si’ e poi saltata a causa della pandemia. Ora, a distanza di sei anni, Leone XIV raccoglie quel testimone ideale, presentandosi alla vigilia dell’undicesimo anniversario dell’enciclica sulla cura della casa comune. Il messaggio che i presuli delle tre diocesi hanno voluto diffondere congiuntamente parla di una terra che rappresenta una sintesi viva di attese e drammi, dove l’incuria e lo sfruttamento del creato si intrecciano con i mali sociali che impediscono uno sviluppo armonico. Il Pontefice, in questa ottica, non verrà solo a benedire, ma a rinvigorire un’opera di riscatto che passa necessariamente attraverso la denuncia di quelle che i vescovi definiscono le ipoteche dell’emergenza, troppo a lungo lasciate gravare su queste popolazioni.

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