Il prezzo del dolore: quanto costano gli infortuni alla Serie A
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Redazione Sport
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La bilancia della stagione 2024/25, appena archiviata, si è rivelata pesante sotto un aspetto spesso trascurato dal clamore delle tribune. Secondo l’ultimo “Men’s European Football Injury Index” del gruppo Howden, il campionato italiano ha dovuto registrare 858 infortuni, un numero che, se da un lato racconta di fisici sottoposti a stress sempre maggiori, dall’altro si traduce in una cifra concreta e onerosa per le casse societarie: oltre 103 milioni di euro. Una somma, questa, che segna un’impennata significativa rispetto all’anno precedente, interrompendo una tendenza al ribasso che sembrava essersi instaurata, e che riporta inevitabilmente al centro del dibattito la gestione atletica dei giocatori e la sostenibilità economica di un modello che paga a caro prezzo ogni giorno di assenza dei suoi protagonisti.
Il conto continentale: 3,45 miliardi in cinque anni
Il fenomeno, del resto, non è confinato ai confini italiani ma rappresenta una piaga costosa per l’intero calcio d’élite europeo. La fotografia scattata dal report, che analizza i cinque principali campionati, è piuttosto eloquente: nell’arco delle ultime cinque stagioni si sono verificati 22.596 infortuni, il cui costo complessivo per i club ha sfiorato i 3,45 miliardi di euro. Ciò equivale a una spesa media annua di circa 690 milioni, una cifra che basterebbe da sola a finanziare interi organici di diverse squadre, e che dimostra come il problema abbia una portata sistemica. In questo panorama, la Premier League si conferma il torneo con l’onere finanziario più elevato, avendo superato la soglia del miliardo di euro di costi in quel quinquennio, mentre la Bundesliga detiene il primato, meno invidiabile, per il numero assoluto di casi registrati.
Il caso italiano: la Juventus in testa e il paradosso del "buen retiro"
Tornando alla Serie A, l’analisi di Howden stima in 495 milioni l’esborso totale sostenuto dalle società negli ultimi cinque anni a causa degli infortuni. Tra queste, la Juventus emerge come il club che ha sopportato l’onere maggiore, un dato che solleva interrogativi sulle metodologie di preparazione o, più semplicemente, sulla sfortuna che può colpire una rosa. Accanto a questi numeri allarmanti, persiste però una percezione contrastante del nostro campionato all’estero, visto ormai da molti come una meta di “buen retiro” per giocatori navigati. L’arrivo di calciatori di esperienza, se da un lato può essere associato a una minore propensione agli infortuni gravi grazie a una gestione più oculata del proprio, non sembra aver mitigato l’impatto economico complessivo, che anzi è cresciuto del 24% nell’ultima annata.
Oltre le statistiche: l'impatto reale e i casi di cronaca
Dietro alle fredde cifre si celano, com’è ovvio, storie di stop forzati che hanno segnato le sorti di campionati e carriere. Senza scendere in dettagli inutili, è possibile citare, ad esempio, l’infortunio occorso ad Álvaro Morata durante la partita tra Como e Inter, un episodio che ha privato la sua squadra di un elemento chiave in un momento decisivo della stagione e che rappresenta un campione significativo di come un singolo evento possa avere ripercussioni immediate sul piano sportivo e, a cascata, su quello patrimoniale. Questi casi, sui quali spesso si aprono inchieste per stabilire eventuali responsabilità nella gestione del giocatore, mostrano la fragilità di un sistema il cui valore dipende dalla salute fisica dei suoi atleti, un capitale umano esposto a rischi elevatissimi.




