Verso la proroga del 41 bis per Cospito, la rabbia degli anarchici si riaccende a Roma tra vecchie e nuove minacce
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Redazione Interno
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Il braccio di ferro tra lo Stato e il mondo antagonista, un confronto che aveva conosciuto una tregua solo apparente dopo la fine dello sciopero della fame del detenuto, sembra destinato a rientrare in una fase di alta tensione. La miccia, in questo caso, è stata riaccesa dalla imminente scadenza del regime detentivo previsto dall’articolo 41 bis per Alfredo Cospito; quel provvedimento, che gli è stato applicato ormai da quattro anni (con scadenza fissata per il prossimo 4 maggio), sta per essere oggetto di un rinnovo che potrebbe spostare l’asticella fino al 2028. Il ministero della Giustizia, nonostante le pressioni contrarie, si starebbe infatti orientando verso il prolungamento del carcere duro, una misura che il detenuto di origini abruzzesi – già condannato per gli attentati del 2006 alla scuola allievi carabinieri di Fossano e del 2012 alla gambizzazione del dirigente Roberto Adinolfi – aveva cercato invano di scongiurare con la protesta alimentare del 2022.
Il presidio al Pigneto e l’effetto “martiri”
La risposta della galassia anarchica non si è fatta attendere, né è passata inosservata, tanto che ieri un nutrito gruppo di militanti si è ritrovato in piazza Nuccitelli, nel cuore del quartiere romano del Pigneto, in quella che è stata la prima assemblea pubblica di una lunga serie. La zona, come si può facilmente immaginare, era blindata dalle forze dell’ordine, ma questo non ha impedito la comparsa di striscioni dai toni inequivocabili. Tra gli slogan più eclatanti, uno recitava: “Contro il 42 bis, lo Stato tortura. Alfredo libero”, un chiaro riferimento volutamente alterato alla normativa sul carcere duro; e ancora, un altro striscione ha fatto il giro delle cronache per la sua durezza: “Se viviamo è per far saltare la testa dei re. Con Sara e Sandro”. Quest’ultimo riferimento, come è ormai noto, è un tributo – o meglio, una consacrazione – alla memoria di Sara Ardizzone e Alessandro Mercogliano, i due anarchici che hanno perso la vita il 19 marzo scorso mentre stavano confezionando un ordigno artigianale in un casolare del Parco degli Acquedotti. L’incidente, che le cronache giudiziarie hanno trattato con il necessario riserbo evitando dettagli espliciti sulla dinamica della deflagrazione, li ha trasformati agli occhi dei loro compagni in due “caduti in combattimento”, alzando ulteriormente la posta in gioco.
Verso il corteo del 18 aprile e la mobilitazione al ministero
Il Pigneto, però, è stato solo un antipasto, se così si può definire, di un programma di mobilitazione destinato a intensificarsi nelle prossime ore. Oggi pomeriggio, i manifestanti si sono spostati a via Arenula, proprio davanti al ministero della Giustizia, per un sit-in che ha richiamato una cinquantina di persone e che ha anticipato l’evento clou previsto per il 18 aprile. Quel giorno, il corteo nazionale si snoderà a partire da piazza Trilussa, attraversando la Capitale con un flusso di partecipanti che le autorità temono possa essere consistente. A complicare il quadro, e ad alimentare le preoccupazioni del Viminale, c’è anche la situazione giudiziaria di Cospito che, come riportato da fonti governative, è ancora sottoposto alla verifica periodica della “persistente capacità di mantenere contatti con organizzazioni criminali o terroristiche”, il presupposto legale che giustifica la detenzione differenziata. Non c’è, al momento, alcuna certezza formale sulla firma del decreto, ma la proroga appare ormai scontata negli ambienti della sicurezza, dove si guarda con ansia alla capacità di tenuta dell’ordine pubblico durante la manifestazione del mese prossimo.
L’attualità della tensione e il precedente greco
Non si tratta, peraltro, di una mobilitazione circoscritta ai soli confini nazionali, né tantomeno di una reazione improvvisata: la morte dei due militanti ha avuto un effetto moltiplicatore sull’immaginario della lotta armata informale, tanto che i loro nomi sono già stati usati come simbolo in rivendicazioni di attacchi incendiari avvenuti ad Atene, compiuti da una cellula che si è auto-intitolata “Nucleo Alessandro Mercogliano/Sara Ardizzone”. Questo alone di mitizzazione, che trasforma la tragedia in una bandiera, aggiunge un ulteriore livello di allerta alle valutazioni degli investigatori italiani, i quali temono che il clima possa surriscaldarsi in modo esponenziale nelle settimane a venire. La scadenza del provvedimento per Cospito, insomma, rischia di diventare molto più di una semplice scadenza burocratica: è il detonatore simbolico di una protesta che, come dimostrano gli slogan esposti a Roma, si riallaccia direttamente alla retorica della vendetta e della “testa dei re”. Per ora, il ministero procede sulla strada della conferma del regime duro, mentre la macchina organizzativa del corteo del 18 aprile è già in moto, pronta a portare la rabbia dell’area anarchica nuovamente sotto i riflettori della cronaca.




