Milano, il nodo della remigrazione e quelle domande sugli anarchici che nessuno vuole farsi
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Redazione Interno
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Il clima a Milano, a 48 ore dal raduno dei Patrioti europei annunciato per sabato 18 aprile in piazza Duomo, si è surriscaldato fino a diventare una sorta di laboratorio politico dove si misurano – spesso con ferocia – le contraddizioni del fronte antisovranista. Da una parte c’è il Pd, che insieme ai centri sociali storici prova a fare muro contro l’evento già autorizzato dalla questura, e dall’altra parte si muove invece il sindacato di polizia, il quale ha rivolto una domanda scomoda sia al Partito Democratico sia ai cosiddetti “antifà”: dov’erano, costoro, quando nei corteggi di sinistra qualcuno inneggiava alle Brigate Rosse? Una provocazione che non è affatto retorica, se si considera che molti degli stessi attivisti pronti a scendere in piazza contro la “remigrazione” hanno a lungo tollerato – o addirittura protetto – frange nostalgiche del terrorismo rosso.
La sfida legale e la strada del diniego
Il sindaco Beppe Sala, va ricordato, ha ammesso di aver tentato un’interlocuzione informale con Prefettura e Questura per chiedere la sospensione della manifestazione, consapevole però che non sussistono i presupposti giuridici per vietarla. I centri sociali, dal canto loro, non si affidano solo ai ricorsi amministrativi: hanno già annunciato metodi più diretti, quelli che “conoscono bene”, per tentare di bloccare il raduno. La maggioranza di Palazzo Marino, insomma, si muove sul piano formale, mentre gli antagonisti preparano una mobilitazione da strada. Tre, in totale, i cortei previsti: due promossi dalle forze democratiche e della sinistra (che proveranno a convergere vicino all’università Statale in via Festa del Perdono) e uno organizzato dalla Lega, che alle 14 partirà da via Palestro per raggiungere piazza Duomo.
Remigrazione, un termine che brucia
Non è ufficialmente il “Remigration Summit”, eppure tutti lo chiamano ormai così – riecheggiando il raduno della destra extraparlamentare europea dello scorso anno a Gallarate. Ai leader dei Patrioti, al Parlamento Europeo, viene contestato non solo dalla sinistra ma anche da moderati del centrodestra di portare a Milano l’idea della remigrazione: un rimpatrio forzato che non riguarderebbe soltanto i migranti irregolari, ma che allarga la maglia a intere categorie di cittadini stranieri. Lo stesso Beppe Sala, nelle sue dichiarazioni pubbliche, ha chiarito che non esistono le condizioni per un divieto amministrativo, lasciando così aperto lo scenario di una piazza contesa.
La mobilitazione della Lega e il richiamo al territorio
“La voce del nostro territorio deve arrivare forte e chiara fino a Milano”: con queste parole il senatore leghista Giorgio Bergesio ha lanciato la mobilitazione “Padroni a casa nostra”. L’appello, rivolto in particolare alla Granda (la provincia di Cuneo e dintorni), chiede di presidiare piazza Duomo dalle 15 del 18 aprile, fianco a fianco con gli alleati europei dei Patriots e migliaia di sostenitori. Al centro della narrazione leghista c’è la difesa del made in Italy e del lavoro italiano, senza però che vengano forniti numeri o stime precise sulla partecipazione attesa. Quel che appare chiaro, osservando il quadro generale, è la frattura insanabile tra chi vede nella remigrazione una parola d’ordine legittima e chi, al contrario, la considera una linea rossa da non valicare. E in mezzo restano le domande del sindacato di polizia, quelle sugli anarchici e i vecchi inni alle Br, che – forse proprio perché scomode – finora non hanno trovato risposta né nelle sedi istituzionali né nei comunicati degli antagonisti.




