Anarchici a processo, la svolta del giudice: Cospito ammesso a testimoniare

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Nel procedimento penale che vede sei attivisti del movimento antagonista bolognese chiamati a rispondere di danneggiamento e interruzione di funzione religiosa, la presidente del Tribunale Nicolina Polifroni ha assunto una decisione destinata a modificare gli equilibri dibattimentali. Accogliendo una richiesta formalizzata dai difensori Ettore Grenci, Mattia Maso e Daria Mosini, il giudice ha infatti disposto l’audizione di Alfredo Cospito in qualità di teste, una circostanza, questa, che introduce nel fascicolo la voce diretta del detenuto al 41-bis, il cui nome è stato la cifra comune delle azioni contestate.

Cospito, che attualmente sta scontando la pena nel carcere di Sassari, deporrà in videocollegamento, verosimilmente già a partire dalla prossima udienza fissata per il 18 maggio, data entro la quale si prevede possa essere ascoltato anche il genetista forense Marzio Capra e il professor Alvise Sbraccia. La sua presenza nell’aula virtuale del Tribunale di Bologna non è affatto marginale, se si considera che i tre episodi al centro del processo – l’incendio al ripetitore di Monte Capra a Sasso Marconi, l’irruzione durante la messa nella chiesa del Sacro Cuore in Bolognina e la scalata della gru in piazza della Mercanzia – furono messi in atto, nelle intenzioni dei partecipanti, per protestare proprio contro il regime del carcere duro che stava affrontando il leader della Fai.

Un corteo del 2023 finito in proscioglimento e la pioggia di assoluzioni

Parallelamente allo sviluppo di questo dibattimento, si è chiuso un altro fronte giudiziario legato alla galassia anarchica bolognese, segnato da un esito diametralmente opposto rispetto alle richieste dell’accusa. Il gup Letizio Magliaro ha emesso una sentenza di proscioglimento per i sedici attivisti che il 19 gennaio 2023 avevano partecipato a un corteo non autorizzato in centro, manifestando in solidarietà con Cospito, che all’epoca era in sciopero della fame. Quelle contestazioni, che riguardavano reati come il danneggiamento aggravato, l’imbrattamento e l’accensione pericolosa, sono state archiviate dal giudice con formule assolutorie nette, motivando la decisione “perché il fatto non sussiste” o “per non aver commesso il fatto”.

Durante quella protesta, che aveva visto la partecipazione di un centinaio di persone, alcuni dei manifestanti, armati di bastoni e caschi, avevano danneggiato le vetrine di due filiali bancarie in via Riva Reno (la Banca popolare di Sondrio e la Cassa di risparmio di Ravenna) e avevano imbrattato i muri del centro con scritte e graffiti. A rendere ancora più singolare la vicenda, in quel frangente erano comparse in città delle false locandine che riprendevano la grafica di Qn-Il Resto del Carlino, le quali contenevano messaggi diffamatori nei confronti del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e del sistema del 41-bis. Nonostante l’evidenza dei danni materiali, e sebbene la Procura (con il pm Stefano Dambruoso) avesse insistito per il rinvio a giudizio di tutti e sedici, il tribunale ha ritenuto di non dover procedere, decretando l’assenza di responsabilità penale per gli imputati, assistiti anche in quel caso dagli stessi legali Grenci, Maso e Mosini.

L’attesa per la voce del leader e il ridimensionamento delle accuse originarie

Tornando al processo principale, l’ammissione di Cospito rappresenta una svolta significativa per le strategie difensive, le quali mirano a far luce sul contesto ideologico e sulle motivazioni della protesta, elementi ritenuti cruciali per inquadrare giuridicamente le condotte materiali dei loro assistiti. La scelta della giudice Polifroni di ascoltare il detenuto di Sassari – che sconta una condanna a 23 anni per l’attentato alla scuola carabinieri di Fossano del 2006 – sposta il baricentro del dibattimento dalla pura ricostruzione fattuale alla comprensione delle ragioni che hanno spinto i sei antagonisti a compiere quei gesti.

Vale la pena ricordare, a scanso di equivoci, che il processo odierno è solo l’ultimo atto di un’indagine che in origine aveva ipotizzato reati ben più gravi; all’epoca, per diciannove indagati, si era parlato di associazione con finalità terroristica, ipotesi poi caduta durante l’iter istruttorio. Oggi, dunque, i sei imputati devono rispondere solo di reati contro il patrimonio e di interruzione di culto, sebbene le azioni – come l’incendio appiccato al ripetitore – abbiano mantenuto una forte valenza eversiva. La testimonianza di Cospito, che si collegherà in video dal regime di massima sicurezza, offrirà quindi la prospettiva della figura simbolica per cui quelle azioni furono compiute, anche se resta inteso che l’esito finale del giudizio dipenderà esclusivamente dalla valutazione delle prove raccolte e non dalla sola efficacia retorica della sua comparsa in aula.

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