La lezione del sindacato di polizia: «Dov’erano quando gli anarchici inneggiavano alle Br?»
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Redazione Interno
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Il conto alla rovescia per il 18 aprile, quando piazza Duomo a Milano ospiterà il raduno dei Patrioti europei (un evento che molti, ormai, continuano a chiamare «Remigration Summit» in omaggio alla precedente edizione di Gallarate), si è trasformato in queste ore in un braccio di ferro politico che non concede tregue. Da un lato, il centrosinistra e i collettivi antagonisti – questi ultimi pronti a mobilitarsi con due distinti cortei, uno da largo Cairoli e l’altro da piazza Tricolore – chiedono a gran voce lo stop alla manifestazione, regolarmente autorizzata. Dall’altro, il sindacato di polizia ha scelto di ribaltare la prospettiva, rivolgendosi direttamente al Partito democratico e a quelle che, con un termine ormai consunto, vengono definite le «antifà». La domanda, posta senza giri di parole, è la seguente: «Dov’erano quando gli anarchici inneggiavano alle Br?». Una lezione, quella del sindacato degli agenti, che prova a smontare l’impianto retorico di chi, oggi, invoca la repressione di un raduno politico (per quanto discusso nel merito delle sue proposte, come quella della cosiddetta “remigrazione”), ma che ieri sembrava assente o silente dinanzi a episodi di aperta esaltazione della violenza eversiva.
Le due anime della protesta: il ricorso alla prefettura e i metodi «che conoscono bene»
A rendere il quadro ancora più articolato è la differenza – sostanziale e non solo formale – tra le strategie adottate dalle diverse anime dello schieramento contrario al summit. Palazzo Marino, attraverso la voce dello stesso sindaco Beppe Sala, ha ammesso di aver già tentato la strada dell’appello a prefettura e questura, nella speranza di trovare un presupposto tecnico-giuridico per vietare l’evento. Un tentativo, quest’ultimo, che lo stesso primo cittadino ha dovuto riconoscere come al momento privo di fondamento, visto che non sussistono le condizioni per un diniego. Dall’altra parte, gli antagonisti dei centri sociali non hanno mostrato alcuna intenzione di attendere i tempi (e i silenzi) della burocrazia: hanno annunciato che ricorreranno «ai metodi che conoscono bene», una formula che – in questi anni – è stata spesso accompagnata da episodi di tensione e scontro diretto sul campo.
Attilio Fontana sfida le polemiche e annuncia la presenza in piazza
Proprio mentre il dibattito infuriava, il governatore della Lombardia Attilio Fontana ha scelto di alzare il tiro, rivendicando con decisione la propria partecipazione alla manifestazione. «Sabato prossimo, in piazza Duomo, ci sarò», ha dichiarato, replicando così a chi – come l’esponente dem Majorino – aveva parlato di «vergogna» per la sola idea di portare nel cuore di Milano il tema della remigrazione. Fontana, che non ha mai nascosto l’anima “lumbard” del proprio credo politico, ha respinto al mittente le critiche, sottolineando come il diritto a manifestare (anche quando le parole utilizzate, come “remigrazione”, suonano dure all’orecchio di una parte dell’opinione pubblica) resti un pilastro di qualsiasi democrazia. Nessuna concessione, insomma, alle richieste di annullamento provenienti dal centrosinistra, che pure si è mobilitato in prima linea.
La contro-mobilitazione della Lega e l’appello di Bergesio
Non solo Fontana, però. Il senatore della Lega Giorgio Bergesio ha lanciato una vera e propria mobilitazione dal basso, battezzata con lo slogan «Padroni a casa nostra». Un’iniziativa che, secondo le parole del parlamentare, servirà a far sentire «la voce del nostro territorio fino a Milano», difendendo al contempo il made in Italy e il futuro dell’Italia. La chiamata, rivolta in particolare alla “Granda” (il territorio cuneese, tradizionale roccaforte leghista), ha già raccolto adesioni per migliaia di persone, pronte a confluire in piazza Duomo a partire dalle 15 del 18 aprile, fianco a fianco con gli alleati europei dei Patrioti. Resta sullo sfondo, ma sempre ben visibile, il paradosso sottolineato da più parti: mentre il sindaco Sala chiarisce che non ci sono le condizioni per vietare nulla, la macchina organizzativa della destra (europea e locale) continua a carburare, lasciando agli oppositori il solo spazio della contestazione verbale o, in alcuni casi, dell’annunciata azione diretta.




