Usd/Jpy ai massimi da 40 anni, lo yen sotto tiro nonostante l'intervento da 74 miliardi
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Redazione Economia
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La valuta giapponese continua a scivolare verso nuovi minimi storici, nonostante gli sforzi profusi dalle autorità di Tokyo per arginare un declino che appare inarrestabile. Il cambio Usd/Jpy ha superato quota 162, toccando i livelli più alti dal lontano 1986, con un picco che ha raggiunto area 162,50 e che ha riacceso immediatamente le speculazioni su un nuovo possibile intervento del Ministero delle Finanze nipponico.
Il movimento, che porta il biglietto verde a valere oltre 162 yen, arriva dopo che il Giappone ha già profuso risorse enormi in un tentativo, finora fallito, di sostenere la propria divisa.
Intervento da record e l'ombra del carry trade
Tra la fine di aprile e il mese di maggio, Tokyo ha messo in campo un'operazione di intervento valutario senza precedenti, acquistando yen per un controvalore di circa 11,7 trilioni di yen, pari a circa 73,5 miliardi di dollari. Nonostante l'immissione di capitale, la pressione ribassista sulla valuta non solo non si è attenuata, ma si è intensificata nelle ultime settimane, vanificando il rafforzamento temporaneo che aveva riportato la coppia verso area 155-156.
La ragione di fondo, come sottolineato dagli analisti, risiede nel persistente e ampio divario tra la politica monetaria estremamente accomodante della Bank of Japan e l'orientamento restrittivo della Federal Reserve americana. Questo differenziale rende lo yen un'ideale "funding currency" per le operazioni di carry trade: gli investitori prendono in prestito yen a basso costo per investire in asset denominati in dollari, che offrono rendimenti decisamente più elevati, alimentando un circolo vizioso che continua a deprezzare la moneta giapponese.
Il nodo della politica fiscale e il paradosso della Borsa
A gravare sullo yen non è però solo la politica monetaria. Il mercato guarda con crescente preoccupazione anche al quadro fiscale del Paese, segnato da un debito pubblico già elevatissimo che potrebbe peggiorare in caso di nuove misure di sostegno all'economia. Il timore che il governo possa adottare una linea espansiva, trascurando il rigore dei conti, riduce ulteriormente l'attrattività della valuta nipponica agli occhi degli investitori internazionali.
In questo contesto si inserisce un fenomeno apparentemente paradossale: la Borsa giapponese continua ad attrarre capitali esteri, ma questo non sostiene lo yen. La ragione è che molti investitori, pur acquistando azioni giapponesi, coprono il rischio di cambio vendendo yen sul mercato valutario, generando un'ulteriore pressione ribassista sulla divisa che di fatto neutralizza gli effetti positivi dell'afflusso di capitali sull'equity.
Posizionamento estremo e rischio di una correzione improvvisa
La forza del dollaro contro lo yen, sebbene sostenuta da fondamentali solidi, sta creando un posizionamento di mercato sempre più estremo e pericoloso. I dati della Commodity Futures Trading Commission (Cftc) mostrano che le posizioni nette speculative corte sullo yen hanno raggiunto i 11,3 miliardi di dollari, avvicinandosi ai picchi degli ultimi due anni.
Questo significa che una fetta molto ampia del mercato sta scommettendo sul proseguimento del trend, una condizione che espone a un rischio elevato di "short squeeze": un'inversione improvvisa del trend potrebbe innescare una corsa alla chiusura delle posizioni speculative, generando un altrettanto improvviso e violento rafforzamento della valuta giapponese. Un eventuale intervento delle autorità di Tokyo, o anche solo un segnale di svolta più aggressivo della BoJ, potrebbe rappresentare la scintilla per un rapido cambio di rotta, come già si è visto in passato.
Le prossime mosse della Fed e la "linea rossa" di Tokyo
Il mercato resta in attesa di capire quali saranno le prossime mosse della Federal Reserve, che rappresentano il vero catalizzatore per il cambio. I prossimi dati sull'occupazione americana saranno determinanti per comprendere se la banca centrale statunitense manterrà o meno la sua linea restrittiva, contribuendo a mantenere alto il differenziale di rendimento con il Giappone. Nel frattempo, il governo nipponico si trova in una posizione sempre più scomoda.
La soglia di 160 yen, già superata, era stata considerata una "linea rossa", così come l'area 162-163 viene ora vista come un ulteriore livello di guardia oltre il quale potrebbe scattare un nuovo intervento. Il ministro delle Finanze Satsuki Katayama ha ribadito la disponibilità del governo ad agire, anche se gli analisti ritengono che, in assenza di un coordinamento con le autorità americane, qualsiasi azione unilaterale rischi di avere effetti limitati e temporanei.




