Raid notturni russi su Kiev e Odessa, due feriti e un magazzino in fiamme. In arrivo la tregua di tre giorni per la missione Witkoff-Kushner
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Redazione Esteri
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L'ennesima notte di guerra in Ucraina si è chiusa con un pesante bilancio di danni e feriti, mentre all'orizzonte si profila un'impennata dell'attività diplomatica con l'arrivo a Mosca degli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner. Un attacco russo sferrato durante le ore notturne ha preso di mira la regione di Kiev, provocando feriti e ingenti danni a edifici residenziali e infrastrutture.
Nel distretto di Boryspil, un incendio divampato in seguito al raid ha parzialmente distrutto un edificio residenziale di nove piani, costringendo i soccorritori a evacuare quindici residenti; nel distretto di Bucha, invece, è stato colpito un magazzino andato completamente in fiamme.
Incursione su Odessa e nuovi sviluppi diplomatici
Parallelamente agli attacchi sulla capitale, le forze russe hanno concentrato i loro sforzi anche sulla regione di Odessa, colpendo ripetutamente un magazzino dove erano stoccati prodotti alimentari. Il Servizio statale di emergenza ucraino ha confermato l'accaduto, precisando che l'incendio generato dall'impatto ha richiesto un lungo intervento da parte delle squadre di soccorso, le quali hanno lavorato per domare le fiamme in condizioni di pericolo.
La scelta di bersagli logistici e civili, come i depositi di cibo, si inserisce in una strategia che mira a minare le risorse e il morale della popolazione, sebbene in questa circostanza non si segnalino vittime tra i civili. Questi eventi si verificano in un contesto di fibrillazione politica internazionale, con la missione dei due negoziatori statunitensi che rappresenta un tentativo concreto di disinnescare il conflitto.
Il presidente americano Donald Trump ha dichiarato che i suoi inviati porteranno a Mosca una proposta per porre fine alla guerra, una mossa che arriva dopo giorni di intensi scambi e che ha già prodotto un primo, seppur limitato, risultato sul campo.
Tregua di tre giorni: un primo passo per i negoziati
A conferma dell'importanza attribuita alla missione diplomatica, il Cremlino ha annunciato che il presidente russo Vladimir Putin ha ordinato alle sue forze di non colpire la città di Kiev per tre giorni, a partire dalla mezzanotte di sabato 5 settembre. La decisione, come dichiarato dal portavoce Dmitry Peskov, è strettamente collegata alla preparazione e allo svolgimento dei contatti degli americani nella capitale ucraina.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha risposto positivamente a questo gesto, comunicando agli inviati americani la disponibilità di Kiev a osservare una sospensione speculare degli attacchi contro Mosca per lo stesso arco temporale, che va dal 5 all'8 settembre. Questa tregua, sebbene circoscritta alle due capitali e ben lontana da un cessate il fuoco generale, rappresenta un significativo passo avanti nelle negoziazioni e un'ancora di salvezza per la popolazione di Kiev, stremata da dieci giorni consecutivi di raid intensi.
Resta tuttavia alta la tensione sul fronte orientale, con gli ufficiali ucraini che segnalano la continuità degli attacchi russi lungo la linea del fronte, a riprova della complessità di qualsiasi tentativo di pacificazione.
Danni e distruzioni a Myla
Mentre i riflettori sono puntati sui tavoli negoziali di Mosca e Kiev, la vita quotidiana nelle città e nei villaggi dell'oblast della capitale resta segnata dalla violenza della guerra e dalla paura. A Myla, un piccolo centro non lontano da Kiev, gli abitanti hanno vissuto momenti di terrore a causa di un attacco russo che ha distrutto un deposito di armi nelle vicinanze, innescando una serie di esplosioni a catena che hanno raso al suolo numerose abitazioni e una struttura di assistenza per anziani.
Il bilancio di quell'attacco, precedente alla tregua, è stato tragico: trentotto persone hanno perso la vita e decine sono rimaste ferite, tra cui il capo della comunità locale, rimasto ucciso mentre prestava soccorso. Le testimonianze raccolte tra le macerie raccontano di sopravvissuti per miracolo, di case distrutte e di una comunità che cerca di rialzarsi, mentre i soccorritori setacciano i detriti alla ricerca di eventuali dispersi.
L'arrivo della tregua, per gli abitanti di Myla, non porta sollievo ma solo l'amara consapevolezza di dover ricominciare da zero, in attesa che il verdetto delle autorità tecniche stabilisca se le loro case siano ancora recuperabili o se, come quella di Valentyna, siano state cancellate per sempre dalla furia del conflitto.
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