Taglio delle accise, da oggi il carburante costa 25 centesimi in meno ma i prezzi alla pompa restano alti
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Redazione Interno
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Entrato in vigore nella giornata di oggi, il decreto-legge 18 marzo 2026, n. 33, pubblicato in Gazzetta Ufficiale appena ventiquattr’ore fa, dispone una riduzione temporanea delle aliquote di accisa su benzina, gasolio e GPL, un intervento – questo – che il Governo ha voluto varare per contrastare quell’eccezionale incremento del costo dei carburanti che, riconducibile alle tensioni sui mercati internazionali e ai conflitti bellici in atto, rischiava di produrre effetti recessivi sull’intero sistema economico. La misura, della quale potranno beneficiare tutti gli automobilisti e le imprese, consiste in un taglio di circa 25 centesimi al litro per benzina e gasolio e di 12 centesimi al chilogrammo per il GPL, e resterà in vigore per un periodo limitato di venti giorni, e cioè fino al prossimo 7 aprile, salvo eventuali e future proroghe che al momento non sono state ancora formalizzate né, tantomeno, annunciate ufficialmente dai membri dell’esecutivo.
Il meccanismo di riduzione delle accise e il suo impatto sui listini
L’articolo 2 del decreto in questione ridefinisce al ribasso le aliquote: per la benzina e per il gasolio impiegato come carburante per autotrazione, la nuova accisa è fissata a 472,90 euro per mille litri, laddove in precedenza si attestava a 672,90 euro, mentre per il GPL usato come carburante l’aliquota scende a 167,77 euro per mille chilogrammi; una rimodulazione, questa, che secondo le stime governative dovrebbe tradursi – come accennato – in una flessione del prezzo finale alla pompa di circa un quarto di euro. Tuttavia, nonostante l’entrata in vigore del provvedimento sia scattata all’alba, i primi rilevamenti effettuati dall’applicazione Prezzi Benzina e da Staffetta Quotidiana, che rappresenta il principale punto di riferimento per il settore, fotografano una realtà piuttosto variegata: a Roma, ad esempio, in via Collatina la benzina in modalità self service veniva venduta stamattina a 1,819 euro al litro, mentre in prossimità del parco della Caffarella il prezzo saliva a 1,879 euro, sulla Flaminia si attestava a 1,838 euro e sulla Colombo a 1,849, valori che, sebbene in linea con le ultime rilevazioni disponibili, non sembrano ancora scontare pienamente l’intervento fiscale, anche a causa del fisiologico ritardo con cui le variazioni delle accise si riflettono sui listini praticati dai gestori.
Il rafforzamento dei poteri di controllo contro le speculazioni
Parallelamente alla riduzione della fiscalità, il decreto-legge n. 33 introduce un pacchetto di misure volte a inasprire la sorveglianza sull’intera filiera di approvvigionamento e distribuzione, con l’obiettivo dichiarato di prevenire e reprimere eventuali manovre speculative che potrebbero vanificare, almeno in parte, gli effetti benefici del taglio delle accise; in particolare, l’articolo 1 impone alle società petrolifere e a tutti gli altri soggetti che riforniscono la rete di distribuzione l’obbligo di comunicare quotidianamente agli esercenti i prezzi consigliati, di pubblicarli con immediatezza sui propri siti internet e di trasmetterli contestualmente al Garante per la sorveglianza dei prezzi, che opera presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, e all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Qualora dovessero emergere scostamenti anomali e repentini tra le quotazioni internazionali del greggio e i prezzi praticati alla pompa, il Garante, che molti continuano a chiamare “Mister Prezzi”, è tenuto a segnalare l’anomalia alla Guardia di Finanza, la quale potrà procedere a verifiche approfondite sulla documentazione contabile degli operatori, risalendo fino al costo di acquisto della materia prima; gli esiti di tali accertamenti, poi, verranno trasmessi entro due giorni all’Autorità giudiziaria per la valutazione di eventuali profili di rilevanza penale, e in particolare la fattispecie di cui all’articolo 501-bis del codice penale che punisce le manovre speculative su merci.
Le misure di sostegno per autotrasportatori e pescatori
Oltre agli interventi di carattere generale che interessano la totalità dei consumatori, il provvedimento governativo dedica due articoli specifici alle imprese dell’autotrasporto e a quelle della pesca, settori particolarmente esposti all’aumento del costo del carburante e, per questa ragione, ritenuti meritevoli di un sostegno aggiuntivo e mirato; per le aziende con sede legale o stabile organizzazione in Italia che svolgono attività di autotrasporto, l’articolo 3 istituisce un contributo straordinario sotto forma di credito d’imposta, commisurato alla maggiore spesa sostenuta nei mesi di marzo, aprile e maggio del 2026 rispetto ai prezzi rilevati nel mese di febbraio dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, con uno stanziamento complessivo fissato in 100 milioni di euro per l’anno in corso. In maniera analoga, l’articolo 4 riconosce alle imprese esercenti attività di pesca un credito d’imposta fino al 20 per cento della spesa sostenuta per l’acquisto di gasolio e benzina destinati all’alimentazione dei mezzi da pesca, relativamente allo stesso trimestre marzo-maggio 2026, con un limite massimo di spesa pari a 10 milioni di euro; entrambe le agevolazioni, utilizzabili esclusivamente in compensazione tramite modello F24 entro il 31 dicembre 2026, non concorreranno alla formazione del reddito d’impresa né alla base imponibile IRAP, e saranno cumulabili con altre misure di sostegno, fermo restando il limite del costo effettivamente sostenuto, mentre le modalità applicative di dettaglio verranno definite con successivi decreti interministeriali da adottarsi entro trenta giorni.
La richiesta del viceministro Rixi ai concessionari autostradali
In parallelo all’entrata in vigore del decreto-legge, il viceministro dei Trasporti, Edoardo Rixi, ha annunciato l’intenzione di avviare nei prossimi giorni un confronto diretto con i concessionari autostradali, ai quali – ha dichiarato in una nota – verrà chiesto un piccolo sacrificio, consistente nella riduzione dei margini di guadagno applicati sui carburanti venduti lungo la rete, e ciò nell’interesse generale del Paese che, in una fase complessa come quella attuale, deve dimostrarsi unito, forte e coeso; un appello, questo, che giunge mentre i prezzi praticati nelle aree di servizio autostradali risultano sensibilmente più elevati rispetto a quelli della viabilità ordinaria, con differenze che, in alcuni casi, superano abbondantemente i dieci centesimi al litro.
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