Giorgetti al Salone del Risparmio: «L’avanzo primario è un dovere morale»

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Redazione Economia Redazione Economia   -   «Il risparmio è una virtù privata, ma a trasformarlo in un bene pubblico è l’investimento». Con questa frase, che suona quasi come un monito per chi spesso confonde la mera accortezza finanziaria con l’accumulo sterile, Giancarlo Giorgetti ha aperto il suo intervento al Salone del Risparmio di Milano. L’evento, organizzato da Assogestioni e dedicato al mondo della gestione del risparmio e degli investimenti, ha visto il ministro dell’Economia tracciare una linea netta sul ruolo dello Stato nella tutela delle ricchezze private. E lo ha fatto, come riportano i resoconti della giornata di martedì 5 maggio, ribadendo un concetto che a lui sta particolarmente a cuore: la qualità della finanza pubblica non è un tecnicismo da lasciare ai soli addetti ai lavori, bensì la condizione essenziale per proteggere chi risparmia.

Un dovere morale prima che finanziario

Giorgetti, intervenendo alla conferenza di apertura della kermesse milanese, ha voluto mettere in chiaro quale sia la sua priorità numero uno alla guida del dicastero di via XX Settembre. «Il mio primo obiettivo», ha segnalato il ministro, «è mantenere l’Italia in avanzo primario: è un dovere morale prima ancora che finanziario». Una dichiarazione, questa, che sposta il dibattito dal piano arido dei numeri a quello più profondo della responsabilità collettiva. Perché un avanzo – cioè l’eccedenza delle entrate rispetto alle uscite al netto degli interessi sul debito – significa, nelle intenzioni del titolare del Mef, che il Paese non sta vivendo al di sopra dei propri mezzi. E questo, a suo avviso, rappresenta il miglior scudo contro le turbolenze dei mercati, senza il quale qualsiasi discorso sulla crescita risulterebbe vacuo.

Stabilità finanziaria come presupposto

«La stabilità finanziaria è presupposto fondamentale della crescita e della sicurezza economica nazionale». Con questa affermazione, che ricalca e rafforza il messaggio di apertura, Giorgetti ha legato indissolubilmente la tenuta dei conti pubblici alla possibilità stessa di programmare il futuro per famiglie e imprese. Al Salone del Risparmio, dove si parlava di asset allocation e di prodotti finanziari, il ministro ha voluto ricordare che senza un perimetro di regole credibili e senza un bilancio statale in equilibrio strutturale (al netto del costo del debito passato), l’intero edificio del risparmio gestito rischierebbe di crollare sotto il peso della sfiducia. Non solo: ha aggiunto che, se le condizioni dello scenario globale lo richiederanno, il governo è pronto a intervenire per proteggere la liquidità delle famiglie e delle imprese. Un’eventualità, quest’ultima, che Giorgetti ha definito necessaria per evitare «danni ingiusti e inaccettabili» in caso di shock esterni particolarmente violenti.

La minaccia recessiva dei conflitti

Sullo stesso palco, o comunque nel contesto della stessa kermesse, è arrivata anche una voce d’allarme proveniente dal mondo industriale. Emanuele Orsini, intervenendo a sua volta, ha lanciato un avvertimento secco: se i conflitti in corso dovessero protrarsi fino a fine anno, l’Italia andrà in recessione. Un’ipotesi che Giorgetti non ha commentato direttamente, ma che ha fatto da contrappunto concreto alla sua difesa dell’avanzo primario. Perché la stabilità finanziaria, ha spiegato il ministro, non è un fine in sé, ma il presupposto per avere le risorse e la credibilità necessarie a fronteggiare proprio quelle crisi. Senza conti in ordine, qualsiasi intervento a sostegno della liquidità sarebbe meno efficace, se non addirittura controproducente, innescando una spirale di sfiducia da parte degli investitori internazionali.

Liquidità sotto protezione

Nel corso del suo intervento in videocollegamento – un formato che non ha però smorzato la nettezza delle sue posizioni – Giorgetti ha voluto fugare ogni dubbio sulle intenzioni dell’esecutivo. «Se le condizioni lo richiederanno», ha ribadito, «siamo pronti a intervenire per proteggere la liquidità delle famiglie e delle imprese». Un impegno, questo, che trasforma l’avanzo primario da semplice obiettivo tecnico in una leva strategica: solo chi ha dimostrato di sapersi autodisciplinare in tempo di bonaccia, sembra suggerire il ministro, può permettersi di allentare le maglie del bilancio per sostenere l’economia reale senza far fuggire i capitali. La cornice del Salone del Risparmio, con i suoi risparmiatori e i suoi gestori, era quella giusta per lanciare un messaggio di questo genere, dove la virtù privata del risparmio e l’investimento (che la trasforma in bene pubblico) trovano finalmente un punto di equilibrio nell’azione dello Stato.

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