Al Lido la Flotilla per la Palestina, ma le spillette finiscono nel mirino dei controlli
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Il sole è alto e piatto su Isola Edipo, lambisce le passerelle di un Lido che in questi giorni vive di cinema, di attese e di riflettori, ma la scena, sotto il cielo di un pomeriggio afoso, è occupata da una goletta a vela, superstite di un'impresa più grande e più complessa di quanto le acque della laguna possano raccontare. A bordo, un centinaio di attivisti, un pugno di sostenitori, e la bandiera palestinese, quella stessa che non sventola sul tetto del Palazzo del Cinema nonostante le pressioni e le richieste formalmente reiterate ieri dal collettivo Venice4Palestine.
L’imbarcazione della Global Sumud Flotilla, che mesi fa aveva tentato di forzare il blocco navale per raggiungere la Striscia, ha gettato le ancore in un contesto surreale, dove la settima arte incontra la cronaca di un conflitto che non cessa di bruciare, e dove anche un simbolo minuto, una spilletta con i colori della bandiera palestinese, può finire sotto la lente dei controlli di accesso alla Mostra.
Le spillette sequestrate e il muro dei divieti
Al check point che regola l’ingresso all'area espositiva, gli addetti alla sicurezza hanno cominciato a requisire le spillette che riproducono la bandiera palestinese, un atto che ha destato non poca sorpresa tra i partecipanti e che ha riacceso il dibattito sulla libertà di espressione all'interno di un evento di portata internazionale.
Non è la prima volta che il simbolo della resistenza palestinese viene al centro di una polemica, ma la sua fisica rimozione dai baveri dei cineasti aggiunge un tassello a una vicenda già segnata dal diniego del direttore Alberto Barbera, che ha respinto l'appello sottoscritto da oltre mille personalità del cinema e della cultura per issare la bandiera sul tetto del palazzo.
Tra gli oggetti confiscati, non c'era la bandiera in tessuto, quella che sventola sulla barca ormeggiata a poca distanza dalla sede della Mostra, ma il suo simulacro in miniatura, quasi a testimoniare che la paura, talvolta, si annida nei dettagli più insignificanti.
L'accoglienza alla Flotilla: Castellina e l'appello degli artisti
Ad accogliere la goletta, sotto il sole cocente e tra le folle distratte dei turisti e dei curiosi, c'erano poco più di un centinaio di attivisti, tra i quali spiccava la figura di Luciana Castellina, novantatré anni, ex eurodeputata e volto storico della sinistra italiana, che ha voluto esserci per testimoniare la sua vicinanza alla causa palestinese.
La sua presenza, carica di una memoria politica che attraversa decenni di lotte e di conflitti, si è intrecciata con le parole di Irene Maiorino, attrice e attivista, che ha dichiarato di ammirare il coraggio di colleghe come Susan Sarandon e Jane Fonda, pur sottolineando come in Italia, spesso, si impari dai colleghi più anziani, ma si possa e si debba fare qualcosa di più per rompere un silenzio che rischia di diventare assordante.
Maiorino ha confessato di non avere ancora l'esposizione mediatica che vorrebbe per aiutare il popolo palestinese, ma ha ribadito la sua fiducia nei gesti piccoli, nella dedica di tempo, che è tutto ciò che, al momento, può offrire per dare un segnale in un momento storico che lei stessa definisce come un punto di non ritorno.
La missione della goletta e le parole della portavoce
La goletta a vela, che rappresenta una delle poche imbarcazioni sopravvissute alle missioni precedenti della Flotilla, ha portato con sé non solo simboli e attivisti, ma anche la voce di chi ha provato a infrangere l'assedio navale sulla Striscia di Gaza, una missione che si è scontrata con le difficoltà logistiche e la potenza di fuoco della Marina israeliana.
A bordo, l'attivista palestinese Saif Abukeshek e la portavoce italiana della Global Sumud Flotilla, Maria Elena Delia, hanno incontrato i giornalisti che attendevano sulla riva, spiegando che, nonostante le difficoltà e i fallimenti del passato, si sta già lavorando a una nuova e grossa missione di Flotilla, che potrebbe prendere forma tra qualche mese, anche se i dettagli operativi rimangono riservati per ragioni di sicurezza.
L'iniziativa, che si inserisce in un più ampio movimento di solidarietà internazionale, ha trovato nel Lido un palcoscenico inaspettato, dove il cinema, con le sue storie e le sue contraddizioni, si è fatto specchio di una realtà geopolitica complessa, fatta di muri, divieti e di una guerra che continua a mietere vittime, senza che le immagini della settima arte riescano a scalfire la durezza dei fatti.
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