Lo scontro tra Fabregas e Gasperini: "antisportivo", "non rispetto il loro comportamento"

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La partita del Sinigaglia, uno scontro diretto dal peso specifico notevolissimo per la corsa al quarto posto valevole per la Champions League, ha partorito un strascico di polemiche che va ben oltre i novanta minuti e il risultato finale di due a uno per i padroni di casa. Il confronto tra il Como e la Roma, finito con la vittoria dei lariani che ora si trovano a quota cinquantaquattro punti, con tre lunghezze di vantaggio sui giallorossi, ha visto l'innescarsi di una fibrillazione continua tra le due panchine, culminata al triplice fischio con il mancato saluto tra i due tecnici e con dichiarazioni pesanti, rilasciate a caldo e nelle ore successive, che hanno gettato benzina sul fuoco di una rivalità nata forse proprio in quell'episodio specifico.

Tutto ha avuto inizio da una decisione dell'arbitro Massa, che al minuto sessantacinque ha decretato il secondo cartellino giallo per il terzino brasiliano della Roma, Wesley, punito per un presunto fallo su Diao. Le immagini, però, raccontano una verità differente e piuttosto evidente: il contatto, se c'è stato, è assolutamente lieve e sfiorato, tanto che l'ex arbitro Luca Marelli, analizzando la moviola per Dazn, ha sottolineato come non si ravvisi un contatto netto, e come semmai il fallo potesse essere attribuito a un altro difensore, Rensch, creando un potenziale scambio di persona su cui la sala Var avrebbe potuto invitare il direttore di gara a una revisione. Questa seconda ammonizione, ritenuta da molti osservatori inesistente, ha lasciato la Roma in dieci uomini proprio nel momento cruciale della partita, quando il risultato era ancora in bilico sull’uno a uno, e ha scatenato la furia di Gian Piero Gasperini. Il tecnico della Roma, visibilmente alterato, ha visto sfumare i piani di gestione della partita proprio mentre stava per procedere alla sostituzione del giocatore, e al fischio finale ha ignorato completamente Cesc Fabregas, dirigendisi dritto verso gli spogliatoi senza la consueta stretta di mano.

Una reazione, quella di Gasperini, che l’allenatore spagnolo del Como non ha digerito, e che ha commentato senza mezzi termini nel post-partita. Fabregas, pur riconoscendo di aver commesso in passato errori di cui non va fiero, ha sottolineato come il rispetto sportivo debba prevalere su qualsiasi risentimento, spiegando che lui, anche nei momenti di rabbia o quando si sente danneggiato, si fa sempre un dovere di andare a salutare il collega. Per questo, ha definito il gesto di Gasperini come una cosa antisportiva, esprimendo tutto il suo dispiacere per un comportamento che non si addice a dei professionisti che dovrebbero dare il buon esempio, soprattutto davanti a ragazzi che guardano la partita.

La replica del tecnico di Grugliasco, però, non si è fatta attendere ed è arrivata con il consueto stile diretto e schietto, alzando ulteriormente il livello dello scontro. Rispondendo tramite agenzia, Gasperini non è entrato nel merito della polemica sulla mancata stretta di mano, ma ha allargato il discorso a un giudizio più complessivo e ben più pesante sulla condotta della squadra avversaria. Ha affermato senza giri di parole che il Como è una squadra forte, un dato oggettivo certificato dalla classifica, ma ha tenuto a precisare di non rispettare i loro comportamenti, né in campo né a bordo campo. Un’affermazione, questa, che lascia intendere come il malcontento di Gasperini non si limiti al solo episodio dell’espulsione, ma affondi le radici in una lettura più ampia delle dinamiche di gioco messe in atto dalla squadra di Fabregas, che il tecnico ligure ha già avuto modo di definire, in altre interviste a fine gara, come situazioni in qualche modo cercate, riferendosi evidentemente alle simulazioni o alle esagerazioni nei contatti che, a suo dire, caratterizzano il calcio moderno e che in questa occasione avrebbero penalizzato la sua squadra in modo decisivo.

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