Torino, Cairo apre alla cessione e congela il futuro di D’Aversa
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
Il presidente del Torino, Urbano Cairo, ha gettato più di un’ombra sul futuro della panchina granata, parlando a margine dell’evento per i trent’anni della P&P Sport Management a Montecarlo. Se da un lato l’editore non ha lesinato elogi nei confronti di Roberto D’Aversa, il tecnico arrivato a febbraio per sostituire l’esonerato Baroni, dall’altro ha preferito mantenere un profilo volutamente ambiguo, quasi sospeso, riguardo alla prossima stagione.
“Con D’Aversa abbiamo un contratto fino al 30 giugno – ha dichiarato ai microfoni di Sky Sport –, è arrivato che la squadra stava male e ha fatto benissimo, gli sono grato”. Proprio questa gratitudine, tuttavia, non si è tradotta in una fumata bianca, né in un automatico rinnovo: “Stiamo ragionando con il direttore sportivo Petrachi, abbiamo tante ipotesi e non anticipo nulla perché siamo in una fase di riflessione”.
Il nodo della panchina e l’amicizia con Ventura
Il casting per la prossima guida tecnica resta dunque apertissimo, nonostante la squadra abbia raccolto segnali positivi sotto la gestione dell’ex Lecce. Cairo tiene a precisare che D’Aversa “è ampiamente considerato”, premiandolo per le qualità umane oltre che professionali – lo definisce “un’ottima persona” – ma l’esistenza di una lista di alternative suggerisce come nessuna decisione sia stata ancora cristallizzata.
In questo mosaico di incertezze fa capolino il nome di Gian Piero Ventura, vecchia conoscenza dell’ambiente torinista, con cui il presidente confessa di avere un legame che va oltre il semplice rapporto di lavoro. “È un amico, sono il suo testimone di nozze – ha rivelato Cairo –, abbiamo condiviso cinque anni facendo molto bene”.
Il retroscena, che sa più di confidenza tra ex compagni d’avventura che di ufficialità, accende i riflettori su un possibile ritorno del tecnico in veste di consulente o addirittura di direttore tecnico, anche se il numero uno granata frena: “Parlare di calcio con lui è fantastico, ma prima di scegliere bisogna valutare con attenzione che le cose abbiano uno spazio temporale lungo”.
Il bilancio di una presidenza lunga più di vent’anni
A Montecarlo, l’occasione conviviale è servita anche per tirare le somme di una gestione iniziata nel lontano 2005, quando il club versava in condizioni ben più critiche rispetto all’attuale solidità. Cairo rivendica il lavoro fatto in questi anni, citando la risalita dalla crisi finanziaria e la presenza ininterrotta in Serie A: “Abbiamo rifatto il Filadelfia, il settore giovanile ha sfornato tanti giocatori – ha elencato –, sono stati quattordici anni prevalentemente nella parte sinistra della classifica”.
Nonostante i numeri, però, trapela una certa stanchezza, o forse solo la consapevolezza che il calcio moderno richiede capitali diversi; l’editore sottolinea che “il mondo è cambiato” e che i fatturati oggi pesano più di mezzo secolo fa. “La mia passione non è stata toccata – assicura –, dedico al Toro lo stesso impegno dell’inizio e anche quest’anno possiamo fare mercato senza blocchi”. È proprio su questo terreno, quello della proprietà, che arriva l’apertura più netta.
“Non devo restare qui in eterno”: la disponibilità alla cessione
Pur essendo diventato il volto del Torino per oltre due decenni, Urbano Cairo non esclude affatto di lasciare la poltrona di presidente. Anzi, a chi gli chiede di un possibile avvicendamento ai vertici societari, risponde con una chiarezza che suona quasi come un invito a presentarsi con un assegno. “Se qualcuno è meglio di me – afferma senza mezzi termini –, sarei felice di valutare tutte le offerte. Dopo ventun anni posso lasciare a chi ha voglia di investire, anche perché non devo stare in Paradiso a dispetto dei santi”.
La frase, pronunciata con una punta di ironia, rivela la volontà di non rimanere legato a vita alla poltrona qualora si presentasse un progetto imprenditoriale più ambizioso del suo. “Mi sono divertito e ho dato l’anima – prosegue –, continuerò a essere il primo tifoso del Toro. Andrò a vederlo in Maratona se mi accoglieranno, altrimenti andrò in tribuna”.
Nessuna offerta concreta è però ancora stata depositata sulla sua scrivania, e nel frattempo la riflessione su D’Aversa (così come su altri nomi) continua a scorrere, in attesa che la fase interlocutoria si trasformi in una scelta ufficiale per la nuova stagione.




