Rapina da tre milioni nella villa dell’ex senatore Alberto Filippi: “Mi hanno picchiato e minacciato con una pistola”
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Redazione Interno
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L’ombra della criminalità organizzata, o almeno di una sua pericolosa propaggine dedita ai grandi colpi, è tornata a calcare il parquet delle residenze signorili del Veneto. Non si tratta, in questo caso, di un semplice borseggio o di un furto d’occasione, ma di un’esecuzione pianificata nei minimi dettagli: quella che ha avuto come vittima Alberto Filippi, sessant’anni, imprenditore nel settore chimico, ex senatore della Lega e giornalista, il quale ha vissuto un’ora di terrore assoluto nella propria abitazione di Arcugnano, in provincia di Vicenza. L’assalto, avvenuto intorno alle ventitré di venerdì 17 aprile, ha fruttato ai malviventi un bottino da capogiro, stimato in oltre tre milioni di euro, sottratto tra orologi di lusso, gioielli e oggetti preziosi accumulati in una vita di lavoro.
Il racconto che lo stesso Filippi ha fornito alle forze dell’ordine, e che poi è filtrato attraverso i quotidiani locali, dipinge il quadro di un agguato studiato da professionisti del crimine. Rientrando da una cena, mentre scendeva dalla propria auto per parcheggiarla in garage, l’ex parlamentare è stato sorpreso alle spalle da quattro individui incappucciati. “Sono spuntati come fantasmi da un cespugio”, avrebbe dichiarato ai investigatori, descrivendo l’immediatezza della reazione fisica. Nel tentativo di resistere, forse per avvertire la moglie e le figlie che si trovavano all’interno della villa, Filippi è stato immediatamente sopraffatto: calci, pugni (tanto da procurargli un vistoso ematoma all’occhio e varie escoriazioni) e, quando la resistenza è apparsa ancora troppo accesa, la minaccia estrema. “Uno ha tirato fuori una pistola, l’ha armata facendo scorrere il carrello e me l’ha puntata in mezzo agli occhi”, ha ricostruito la vittima.
Un’ora sotto sequestro con la famiglia: il cacciavite come strumento di coercizione
La dinamica dell’irruzione rivela una ferocia calcolata, finalizzata a neutralizzare ogni reazione per saccheggiare la casa senza lasciare tracce. Dopo aver costretto Filippi ad aprire la porta d’ingresso (consapevole, come ha confessato, di esporre al pericolo i suoi cari), i rapinatori hanno diviso la famiglia. L’ex senatore è stato segregato al piano terra, trattenuto da uno dei malviventi che gli puntava un cacciavite “lunghissimo e molto grosso” sul fianco. La moglie e le due figlie, di tredici e dieci anni, sono state invece condotte al piano superiore e tenute sotto controllo nella camera da letto. È stato proprio l’ascolto delle vittime, elemento cruciale in queste indagini come sottolineato da investigatori esperti in criminalità organizzata, a restituire il clima di tensione assoluta: il pianto soffocato delle bambine, le voci basse dei banditi che frugavano ovunque, la richiesta di aprire la cassaforte (risultata poi vuota, il che ha scatenato una furia devastatrice nella ricerca di altri beni).
Secondo le prime sommarie descrizioni fornite da Filippi, i quattro malviventi non sarebbero italiani, ma proverrebbero dall’Est Europa. Un dettaglio che, se confermato dagli accertamenti dei carabinieri (ai quali è affidata l’indagine), potrebbe orientare le ricerche verso quelle bande specializzate negli assalti alle ville, note per muoversi su tutto il territorio nazionale con spostamenti rapidi e colpi mirati. “Sapevano chi fossi e dove vivevo”, ha sottolineato la vittima, lasciando intendere che dietro il colpo ci sia stato un meticoloso sopralluogo: un’analisi delle abitudini della famiglia, lo studio degli orari di rientro e l’individuazione del punto cieco nel garage dove nascondersi in attesa.
L’importanza delle telecamere e le tracce lasciate dalla banda
Nonostante la violenza dell’aggressione fisica, che ha ridotto l’imprenditore in fin di vita per la paura più che per le lesioni riportate (dimesso dopo le cure del caso con una prognosi per i traumi contusivi), l’ex senatore ha conservato la lucidità necessaria per fornire elementi concreti agli inquirenti. La villa, come egli stesso ha dichiarato, è dotata di un fitto sistema di telecamere di sorveglianza. Le registrazioni di quella notte rappresentano ora il materiale più prezioso per i militari dell’Arma, che stanno cercando di risalire al veicolo utilizzato per la fuga o a eventuali movimenti sospetti nei giorni antecedenti il colpo.
In un contesto dove la cronaca registra un’impennata di questi assalti violenti nel “Veneto del benessere”, l’episodio che vede protagonista Filippi si inserisce in una precisa tendenza investigativa. Come ha osservato un dirigente della Polizia di Stato con un passato nelle grandi inchieste antiterrorismo, “quando la droga non rende più, iniziano le rapine in casa”: un fenomeno che viaggia a ondate, spesso collegato a circuiti criminali che alternano lo spaccio ai colpi alle persone facoltose. La banda ha agito con il volto coperto, indossando passamontagna che rendono difficile un’identificazione immediata, ma la fretta di impossessarsi di un bottino così cospicuo (orologi Rolex, Patek Philippe e preziosi della famiglia) potrebbe aver lasciato tracce biologiche o impronte digitali sui contenitori degli oggetti asportati.
La rabbia per i risparmi di una vita e le indagini in corso
Il valore affettivo ed economico di quanto sottratto pesa sulla testimonianza di Filippi, il quale ha ammesso di aver sempre investito i propri risparmi in beni rifugio come orologi e gioielli, pensando di tramandarli alle figlie. “Non è rimasto niente”, ha dichiarato a caldo, ancora sotto choc per l’accaduto. Oltre al danno materiale, che supera ampiamente la soglia dei tre milioni di euro secondo le prime stime delle forze dell’ordine, resta il trauma psicologico per le due minori, costrette a subire la violenza psicologica della minaccia armata per sessanta lunghi minuti.
Sul fronte giudiziario, si procede a ritmo serrato. Gli accertamenti si concentrano ora sulla comparazione dei volti ripresi dalle videocamere (seppur coperti) con i database delle forze di polizia, nella speranza di riconoscere la conformazione fisica o i movimenti caratteristici dei banditi. Non si esclude, data la cifra monstre del bottino, che possa esserci un “palo” o un informatore che abbia fornito alla banda i dettagli sulla disponibilità economica della famiglia. Per il momento, l’ex senatore è stato sottoposto a interrogatori più approfonditi per cercare di stilare una lista precisa degli oggetti rubati: un passaggio obbligato per tentare di risalire ai ricettatori e bloccare la catena di vendita dei preziosi, magari attraverso canali esteri o mercati clandestini. La quiete delle colline vicentine è stata spezzata da un boato di violenza che, seppur breve, lascerà cicatrici profonde nella quotidianità di chi quella violenza l’ha subita sulla propria pelle e davanti agli occhi delle proprie figlie.




