Senegal in finale di Coppa d'Africa, Mané stende ancora l'Egitto di Salah

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Nella cornice notturna dello stadio Grand Stade di Tangeri, dove l'aria del Mediterraneo sembrava appesantire il gioco, si è consumato un altro capitolo di una rivalità ormai entrata nella storia del calcio continentale. Il Senegal, che alcuni avevano forse sottovalutato dopo un percorso non sempre scintillante, ha infatti centrato la sua terza finale nelle ultime quattro edizioni della Coppa d'Africa, superando di misura l'Egitto in una semifinale il cui esito, in fondo, è apparso scritto nelle gesta dei suoi protagonisti assoluti. Quella che si è vista, al di là del punteggio esiguo, è stata una partita che ha faticato non poco a decollare, soprattutto durante un primo tempo di studio e di sostanziale sterilità offensiva, con i "Faraoni" che non sono riusciti a imprimere alcuna direzione pericolosa al proprio gioco, tanto da non concludere neppure un tiro verso la porta difesa dal portiere senegalese.

Un duello personale che ha deciso la sfida

La partita, che pareva avviata verso i supplementari in un crescendo di tensione ma di scarse emozioni, ha trovato la sua svolta in una di quelle azioni individuali che lasciano il segno. Al settantottesimo minuto, quando ormai la partita sembrava ingabbiata in mezzucci e recuperi balordi, Sadio Mané ha preso palla sul fronte dell'area, ha guardato la porta e ha rilasciato un destro preciso e potente che si è insaccato alla destra del portiere egiziano. Un lampo, un istante di pura classe che ha spezzato l'equilibrio e ha dato sostanza statistica al dominio senegalese negli scontri diretti recenti, quello che ha regalato ai "Leoni della Teranga" l'undicesimo successo nelle ultime dodici sfide contro formazioni africane. Dall'altra parte, Mohamed Salah, suo ex compagno al Liverpool e altra icona di questo calcio, è rimasto ai margini dell'azione, soffocato dalla marcatura e incapace di incidere in modo significativo, con la squadra egiziana che ha prodotto i suoi unici due tiri in porta solo dopo aver subito il gol, dimostrando una condotta di gioco fin troppo prudente e poco propensa al rischio.

Il peso di un confronto diventato iconico

Questo scontro, che molti osservatori avevano forse considerato con minore attenzione rispetto all'altra semifinale, porta con sé un bagaglio di storie e di contrapposizioni che ormai lo rendono un classico del panorama sportivo africano. Quella di giovedì notte a Tangeri, del resto, rappresenta soltanto l'ultimo di una serie di appuntamenti ad altissima posta in gioco disputati dalle due nazionali a partire dal 2022. La finale della Coppa d'Africa nel 2021, vinta dal Senegal proprio ai calci di rigore dopo un match ampiamente controllato, aveva già scritto un primo importante tassello in questa narrazione, stabilendo una gerarchia che, almeno in termini di risultati, sembra essersi consolidata. Un percorso, quello senegalese, che mostra una costanza impressionante ai massimi livelli della competizione, frutto di un ciclo di giocatori di valore e di una mentalità ormai rodata alle pressioni delle fasi decisive.

Verso l'ultimo atto

Con questo successo, la squadra allenata dal tecnico si è guadagnata il diritto di attendere nella città di Casablanca la vincente del secondo atto semifinale, sapendo di avere dalla sua parte non solo il talento ma anche l'abitudine a certi palcoscenici. La partita contro l'Egitto, sebbene non entusiasmante dal punto di vista spettacolare, ha confermato la solidità difensiva del Senegal e la sua capacità di essere letale nel momento decisivo, caratteristiche che, in una finale, possono fare la differenza. L'Egitto, dal canto suo, lascia la competizione con l'amaro in bocca per non aver saputo o potuto esprimere un gioco più propositivo, affidando le sue residue speranze a una reazione tardiva e insufficiente dopo il gol subìto, in un finale di gara dove il tempo a disposizione per ribaltare il risultato era ormai esiguo.

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