Violenze in Siria: oltre mille civili uccisi, tensioni al confine con Israele

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Nell’ovest della Siria, un nuovo bilancio diffuso lunedì dall’Osservatorio siriano per i diritti umani ha rivelato che le forze di sicurezza siriane e i loro alleati avrebbero ucciso 1.068 civili alawiti, in quello che rappresenta il peggior spargimento di sangue dalla cacciata del presidente Bashar al-Assad, avvenuta a dicembre. La violenza, scoppiata giovedì scorso, è stata innescata da un sanguinoso attacco condotto da sostenitori del deposto presidente contro le forze di sicurezza a Jableh, vicino alla città di Latakia. Gli scontri, che hanno coinvolto milizie alawite leali ad al-Assad e le forze governative, hanno lasciato sul campo oltre mille vittime, secondo quanto riportato dal Ministero della Difesa siriano, che ha annunciato la conclusione dell’operazione militare nella regione.

Intanto, le tensioni al confine tra Siria e Israele continuano a crescere. David Mencer, portavoce israeliano, ha dichiarato che Israele non tollererà alcuna minaccia terroristica nella zona di sicurezza della Siria meridionale, aggiungendo che il Paese è pronto a difendere, se necessario, la popolazione drusa siriana. “Non permetteremo alcun danno alla popolazione drusa”, ha affermato Mencer, sottolineando che i tentativi delle forze del regime siriano e delle organizzazioni terroristiche di stabilirsi nell’area saranno sventati.

Nel frattempo, monsignor Hanna Jallouf, vicario apostolico di Aleppo, ha espresso profonda preoccupazione per il massacro di civili inermi, tra cui molti cristiani, avvenuto a Latakia e Tartus. Nonostante l’eccidio degli alawiti, il monsignore francescano ha mantenuto la fiducia nel presidente Ahmed al-Sharaa, conosciuto nel 2022 come al-Jolani, leader del gruppo islamista Hayat Tahrir al Sham. “Il suo governo sta lavorando per appacificare tutte le genti della Siria”, ha dichiarato Jallouf, evidenziando una complessa rete di alleanze e divisioni che continua a segnare il Paese.

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