Nuove violenze in Siria: i drusi nel mirino e la risposta di Israele
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Redazione Esteri
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La fragile tregua che per mesi aveva caratterizzato il sud della Siria si è definitivamente infranta, lasciando spazio a una spirale di violenza che ha già provocato decine di vittime. Nel governatorato di Suwayda, roccaforte della minoranza drusa, scontri armati tra milizie beduine e gruppi locali hanno scatenato l’intervento delle forze governative guidate da Ahmed al-Sharaa, presidente ad interim dopo la caduta di Bashar al-Assad nel dicembre 2024. Una situazione che, complicata dalla presenza israeliana nella zona, rischia di trasformarsi in un conflitto aperto.
Le immagini diffuse sui social da un soldato della 42ª divisione corazzata siriana, che mostrava tank e militari schierati nel centro di Sweida, confermano il tentativo di Damasco di riprendere il controllo di un’area strategicamente sensibile. Ma la crisi, più che una semplice operazione di ordine pubblico, riflette tensioni ben più profonde. I drusi, da sempre in bilico tra lealtà e diffidenza verso il governo centrale, sono diventati oggetto di repressione dopo che alcuni clan hanno accusato al-Sharaa di aver favorito i beduini, storicamente marginalizzati ma ora armati e sostenuti da Damasco.
Israele, che nel sud della Siria mantiene una presenza militare significativa, ha reagito con raid aerei mirati, dichiarando di voler “proteggere i drusi da minacce esterne”. Un’affermazione che nasconde calcoli politici precisi: Tel Aviv, che da mesi conduce trattative informali con Damasco per evitare escalation, vede nella minoranza drusa un possibile alleato contro l’influenza iraniana e quella delle milizie sciite. Non a caso, fonti vicine al governo Netanyahu hanno lasciato trapelare l’intenzione di “rimuovere al-Sharaa”, considerato un ostacolo alla stabilizzazione della regione.




