Siria, esercito si ritira da Sweida dopo la tregua con i drusi: Israele nel mirino delle accuse

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’esercito siriano ha avviato il ritiro dalla città di Sweida, roccaforte della minoranza drusa, dopo giorni di scontri che hanno causato centinaia di vittime tra i civili, secondo quanto denunciato dalle organizzazioni umanitarie. Il cessate il fuoco, annunciato dal governo di Damasco in accordo con i leader locali, arriva sullo sfondo di tensioni che vedono coinvolti anche attori esterni, a cominciare da Israele, accusato dal presidente ad interim Ahmad al-Sharaa di alimentare il caos nel Paese.

Proprio ieri, l’Idf ha condotto un raid sul quartier generale della Difesa a Damasco, definendolo un’operazione necessaria per "proteggere i drusi", mentre oggi un convoglio militare israeliano ha varcato il confine nelle Alture del Golan, dirigendosi verso Majdal Shams, città a maggioranza drusa. I cinque veicoli – tra cui quattro Humvee e un mezzo per il trasporto di truppe – hanno attraversato un varco aperto appositamente lungo la barriera di confine, in quello che appare un ulteriore sviluppo di una crisi sempre più intricata.

A Sweida, dove le violenze hanno provocato almeno 350 morti secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani, il bilancio include non solo decine di civili, ma anche combattenti drusi, soldati governativi e beduini, coinvolti in scontri che hanno assunto connotati tanto settari quanto geopolitici. Se da un lato Damasco punta il dito contro Tel Aviv, dall’altro le incursioni israeliane – come quella che ha ucciso 15 militari siriani – sembrano rispondere a una logica di contenimento, in un’area dove i drusi, pur essendo una minoranza, rappresentano un fattore di equilibrio fragile e conteso.

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