Jolani e la nuova Siria
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Redazione Esteri
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Ahmed al Shara, noto in precedenza come Abu Mohammed al Jolani, ha recentemente assunto il ruolo di leader dei ribelli siriani, riuscendo in meno di due settimane a rovesciare un regime cinquantennale. La sua prima mossa è stata nominare Mohammed al Bashir, un ingegnere di Idlib laureato in legge coranica, come primo ministro di transizione. Questa scelta riflette la volontà di Jolani di stabilire un governo che possa rappresentare le diverse anime del Paese, un compito tutt'altro che semplice in una nazione frammentata da etnie, confessioni e gruppi armati.
Il nuovo premier, al Bashir, dovrà affrontare la sfida di pacificare un Paese che rischia una balcanizzazione simile a quella libica. La situazione è resa ancora più complessa dalla presenza di numerosi attori internazionali con interessi contrastanti. La Turchia, gli Stati Uniti e Israele sembrano beneficiare del cambio di regime, mentre per Vladimir Putin e l'Iran la caduta di Assad rappresenta una sconfitta significativa. L'Arabia Saudita e l'Unione Europea, invece, mantengono una posizione ambigua, senza esprimere chiaramente il loro orientamento.
Nel frattempo, Bashir ha annunciato un'amnistia per i soldati del regime di Assad, un gesto che potrebbe facilitare la transizione ma che non garantisce la stabilità a lungo termine. La presenza di gruppi jihadisti e la frammentazione del territorio siriano rappresentano ostacoli significativi per il nuovo governo. Inoltre, la popolazione civile, stremata da anni di conflitto, attende con ansia segnali concreti di miglioramento delle proprie condizioni di vita.
L'ex premier del regime di Assad, Mohamed al Jallali, è stato rapidamente messo da parte, segnando un netto distacco dal passato. Tuttavia, la strada verso una Siria unita e pacificata è ancora lunga e irta di difficoltà.




