Morto il boss Domenico Papalia, l'avvocata: «Cinquant'anni di carcere sono il fallimento dello Stato»
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Redazione Interno
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Si è spento a Milano, all'ospedale San Paolo, Domenico Papalia, conosciuto nell'ambiente criminale come "Micu", all'età di 81 anni. La sua morte, avvenuta dopo il ricovero del 17 agosto dovuto all'aggravarsi di un tumore che lo affliggeva da tempo, chiude una pagina lunga quasi cinque decenni di storia della 'ndrangheta nel Nord Italia. L'uomo, che era riuscito a ottenere la detenzione domiciliare lo scorso 17 luglio dal Tribunale di sorveglianza di Bologna, ha potuto trascorrere solo poche settimane lontano dal carcere prima che il suo stato di salute precipitasse.
L'ascesa del boss e il radicamento della 'ndrangheta in Lombardia
Originario di Platì, nella provincia di Reggio Calabria, Papalia era considerato uno dei principali artefici del radicamento della 'ndrangheta al Nord, con la Lombardia e in particolare il comune di Buccinasco divenuti il baricentro delle operazioni della cosca. Insieme ai fratelli Antonio e Rocco, costruì un impero criminale che, partendo dall'hinterland milanese, si estendeva a macchia d'olio, infiltrandosi nei settori dell'edilizia, degli appalti e del traffico di droga.
La sua figura, legata a doppio filo con i misteri e gli affari della criminalità organizzata, ha rappresentato per decenni il volto più temuto della 'ndrangheta nel panorama settentrionale.
Mezzo secolo di carcere e tre ergastoli
La parabola criminale di Papalia si è intrecciata con uno dei periodi di detenzione più lunghi della storia giudiziaria italiana. Arrestato nel 1977, ha scontato ininterrottamente 49 anni di carcere, diventando uno dei detenuti di più lungo corso.
La sua carriera criminale è stata segnata da tre condanne all'ergastolo: la prima, nel 1983, per l'omicidio del boss Antonio D'Agostino, da cui fu poi completamente assolto nel 2017 per non aver commesso il fatto; la seconda per l'omicidio dell'avvocato Pietro Labate, ucciso a Milano nel 1983; e la terza come mandante dell'omicidio di Umberto Mormile, un educatore del carcere di Opera, assassinato nell'aprile del 1990 a Carpiano. Nonostante le condanne e la lunga detenzione, Papalia si è sempre proclamato innocente.
Le reazioni e il dibattito sulla pena detentiva
Il commento della sua storica legale, l'avvocata Ambra Giovene, ha acceso il dibattito sul senso della pena in un sistema che, secondo lei, ha fallito il suo obiettivo rieducativo. Dopo aver ottenuto i domiciliari a luglio, le sue condizioni si sono aggravate rapidamente, portandolo al ricovero e poi al decesso. "Lo Stato fallisce quando perde l'obiettivo della rieducazione della pena, senza consentire prospettive.
E cinquanta anni effettivamente vissuti in carcere danno purtroppo la misura di quel fallimento", ha dichiarato la legale, sottolineando come la battaglia per garantire dignità a un uomo malato sia stata vinta solo alla fine, permettendogli di chiudere i suoi giorni accanto ai familiari. La sua morte restituisce a Buccinasco, teatro di tante sue imprese criminali, la dimensione di un comune alle porte di Milano, lontano dall'immaginario di una "capitale" della 'ndrangheta che per anni ha contribuito a costruire.
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