Palermo, l'inchiesta su Armao e i vertici Cva: la telefonata che agita la Valle d'Aosta
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Redazione Interno
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La Procura di Palermo ha chiesto l'arresto di Gaetano Armao, ex vicepresidente della Regione Siciliana, nell'ambito di un'inchiesta che ipotizza i reati di corruzione per atto contrario ai doveri d'ufficio e corruzione per l'esercizio della funzione. Perquisiti l'abitazione e gli studi professionali tra Palermo e Roma dell'avvocato amministrativista, che fino allo scorso agosto ha presieduto la Commissione tecnica specialistica per le autorizzazioni ambientali di competenza regionale.
Le misure cautelari sono state richieste complessivamente per nove persone tra professionisti e imprenditori, con la decisione che spetta al giudice per le indagini preliminari dopo gli interrogatori preventivi.
La conversazione con Argirò e i progetti fotovoltaici
Negli oltre 300 pagine di documenti, foto, messaggi e audio raccolti dagli inquirenti figura una conversazione tra Armao e Giuseppe Argirò, ex amministratore delegato della Compagnia Valdostana delle Acque. Stando a quanto ricostruito, Argirò avrebbe chiesto aiuto per una pratica del gruppo e Armao avrebbe risposto: «Certo, le mie cose vanno veloci».
Secondo la Procura, quella frase dimostrerebbe la disponibilità dell'ex vicepresidente a mettere la propria influenza al servizio degli imprenditori per accelerare le autorizzazioni necessarie ai progetti di Cva in Sicilia, dove il gruppo puntava a realizzare parchi fotovoltaici e agrivoltaici per produrre 200 megawatt di energia rinnovabile. Nel fascicolo sono documentate anche diverse sollecitazioni di Cva Eos per sbloccare pratiche autorizzative già avviate ma ancora ferme.
La consulenza da 147 mila euro e l'accusa di intermediazione
Il meccanismo contestato ruota attorno a una consulenza affidata da Cva Eos all'avvocato palermitano Pierluigi Matta, considerato vicino ad Armao. L'incarico, del valore di 147 mila euro, sarebbe stato pagato con bonifici mensili da 9 mila euro. Per gli inquirenti, una parte di quel denaro sarebbe stata poi consegnata ad Armao, con la Squadra Mobile che avrebbe ripreso l'ex vicepresidente mentre ritirava da Matta una busta contenente denaro. Le immagini sarebbero state registrate pochi giorni dopo un pranzo al quale avevano partecipato anche Argirò e Malacarne Gentile, manager di Cva Eos.
Argirò e Malacarne saranno interrogati il 12 ottobre e per entrambi la Procura ha chiesto gli arresti domiciliari.
Le pressioni sul decreto per le cure palliative
Un altro filone dell'inchiesta riguarda le pressioni che Armao avrebbe esercitato sull'assessore regionale alla Sanità Marcello Caruso per depotenziare il decreto sulla nuova rete dell'assistenza ai malati oncologici. All'inizio di settembre, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, Armao avrebbe incontrato Caruso per prospettare possibili soluzioni atte a rallentare l'attuazione del provvedimento. L'assessore, convocato in Procura come persona informata sui fatti, avrebbe confermato l'incontro ma chiarito di non avere preso alcun impegno.
Dietro la sollecitazione ci sarebbe stato il presidente della onlus Sa.Mo per le cure palliative, Luigi Zancla, con Matta nel ruolo di intermediario. Per quell'interessamento, secondo la Procura, Armao avrebbe intascato una tangente da seimila euro.
Il ruolo contestato e la difesa dei manager valdostani
Nella richiesta inviata al gip, i pubblici ministeri delineano la figura di un grand commis capace di condizionare le dinamiche politiche e amministrative della Regione, utilizzando i locali della Presidenza e assumendo un ruolo sostanzialmente sostitutivo del vertice politico. Armao, che è stato consulente giuridico del governatore Renato Schifani, avrebbe sfruttato le proprie relazioni istituzionali per introdurre i vertici del gruppo Cva negli ambienti regionali e velocizzare l'iter delle pratiche pendenti davanti alla commissione che presiedeva.
La difesa di Argirò respinge le accuse: la legale Sabrina Franzone ha definito l'accusa «veramente incredibile», sostenendo che si tratterebbe di una consulenza regolare per mandare avanti i progetti di Cva in un ambiente complesso come quello siciliano, e che 147 mila euro in tre anni non sarebbero una cifra tale da far pensare alla corruzione.
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