Gaza, quasi 50 mila donne e ragazze uccise o ferite in tre anni: la tregua non basta
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Redazione Esteri
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Amani era palestinese, aveva trentacinque anni, faceva la psicologa e sognava di veder crescere i suoi quattro figli: è stata uccisa insieme a loro da un raid israeliano. Sua madre, però, vuole che venga ricordata per com'era da viva e non perché è morta. Lo ha chiesto lei alle operatrici di UN Women, nella settimana in cui la guerra a Gaza compiva tre anni.
Lo ha raccontato Sofia Calltorp, che guida l'azione umanitaria dell'agenzia Onu, accanto a un tragico conto: dall'ottobre del 2023 quasi 50 mila donne e ragazze sono state uccise o ferite così gravemente da restare disabili per sempre.
Il numero esatto, secondo il fact sheet diffuso da UN Women, parla di oltre 38 mila donne e ragazze uccise e 11.700 ferite in modo grave: una donna o ragazza su 21 a Gaza ha perso la vita o convive con una disabilità permanente.
La maggior parte delle vittime è stata registrata nei primi due anni del conflitto, ma le uccisioni sono proseguite anche dopo l'entrata in vigore dell'accordo di cessate-il-fuoco nell'ottobre del 2025: da allora sono state 277 le donne e le ragazze uccise, un dato che Calltorp ha definito «inaccettabile» nel suo intervento a Ginevra.
Una tregua che non ha fermato la crisi umanitaria
Il 9 ottobre 2025 la firma dell'accordo di cessate-il-fuoco tra il governo di Benjamin Netanyahu e le milizie islamiste, definito però oggi da un centinaio di ong umanitarie che operano nell'enclave palestinese una "tregua di facciata". Fame, scarsità d'acqua, assenza di servizi sanitari adeguati, violenze e uccisioni quotidiane, migliaia di persone ancora sfollate: la situazione, da un anno a questa parte, non è migliorata nonostante lo stop ai combattimenti.
Le organizzazioni umanitarie continuano a denunciare restrizioni all'accesso degli aiuti e una crisi sanitaria senza precedenti.
Quasi tutte le donne e le ragazze di Gaza sono state costrette a lasciare le proprie case: oltre 150 ordini di evacuazione emessi dalle forze israeliane hanno spinto quasi un milione di persone fuori dalle proprie abitazioni, con la maggior parte che vive in tende o tra le macerie, senza privacy e in condizioni incompatibili con la sopravvivenza. Le donne sono costrette a partorire in ambienti insicuri e privi di igiene, mettendo a rischio la propria vita. Nei primi sei mesi del 2026 i casi di aborto spontaneo hanno raggiunto quasi quota 4.000, il triplo rispetto al semestre precedente.
Le donne capofamiglia e il peso della sopravvivenza
La guerra ha ridisegnato gli equilibri familiari. Il numero di donne che guidano un nucleo familiare è raddoppiato: oggi quasi una famiglia su quattro a Gaza, per un totale stimato di 86.290 nuclei, è retta da una donna, contro una su nove prima dell'ottobre 2023. Per queste donne l'impatto va oltre il dolore per la perdita del marito o di un altro familiare: molte si ritrovano a sostenere da sole il peso economico e emotivo della famiglia, senza reddito né accesso ai servizi essenziali.
La dottoressa Marta Bergamaschi, medico di pronto soccorso presso l'ospedale Niguarda e impegnata in due missioni a Gaza con Emergency, ha portato la propria testimonianza per mantenere viva l'attenzione sulla Striscia. Nel suo racconto ha descritto una situazione in cui le persone riescono a racimolare appena sei litri d'acqua al giorno per dissetarsi, cucinare e lavarsi, mentre i camion con le taniche vengono presi d'assalto all'interno dei campi.
Un milione di persone senza un riparo adeguato
Le organizzazioni umanitarie lanciano un allarme anche sulle prospettive immediate: tra luglio e dicembre 2026 si stima che 702.000 donne e ragazze saranno esposte a livelli acuti di insicurezza alimentare, con conseguenze devastanti sulla salute e il rischio concreto di malnutrizione. Le strutture sanitarie, già compromesse dai bombardamenti, non riescono a garantire cure adeguate: solo una parte degli ospedali è parzialmente funzionante e i medicinali di base scarseggiano.
Le organizzazioni femminili, che rappresentano una vera e propria ancora di salvezza per molte donne e ragazze, sono messe a dura prova dal calo dei finanziamenti. Secondo un'indagine di UN Women condotta su 14 organizzazioni attive a Gaza e in Cisgiordania, 13 hanno segnalato un aumento dei bisogni delle donne e delle ragazze dal 2025 e altrettante hanno dichiarato di non avere la capacità di rispondervi.
Tutte le organizzazioni intervistate hanno registrato un aumento della violenza di genere, della povertà e del disagio psicologico, mentre 13 su 14 hanno rilevato un incremento dei matrimoni precoci.
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