Trump smantella le regole green sulle auto, la Borsa premia i costruttori
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Redazione Economia
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Con una mossa che inverte radicalmente la rotta tracciata dall’amministrazione precedente, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha formalmente revocato gli stringenti standard di efficienza energetica per il settore automobilistico, quelli che imponevano una corsa forzata verso l’elettrificazione. Questa decisione, che di fatto azzera la spinta regolatoria più significativa del passato quadriennio in materia di emissioni, rappresenta un immediato sollievo per i produttori nazionali, i quali si trovano ad affrontare, non dissimili dai loro omologhi europei, la complessa e costosa riconversione dei loro impianti. L’annuncio, del resto, è stato accolto con un’ondata di ottimismo nelle piazze finanziarie del Vecchio Continente, dove i listini del comparto automotive hanno registrato balzi significativi, trainati in particolare dalle case tedesche che vedono, in questa ritirata ambientale d’Oltreoceano, un potenziale allentamento della pressione competitiva sui motori termici.
Le reazioni dei mercati finanziari
Subito dopo la diffusione della notizia, i titoli automobilistici europei hanno conosciuto una vigorosa impennata, un fenomeno che testimonia l’impatto globale delle scelte politiche di Washington. A Francoforte, per fare un esempio emblematico, sono stati i valori del gruppo Porsche a guidare l’ascesa dell’indice DAX, un chiaro segnale di come gli investitori interpretino la mossa come un vantaggio per le aziende che hanno investito massicciamente nella tecnologia tradizionale. Gli analisti di alcune grandi banche, tra le quali spicca Bank of America, hanno infatti rivisto al rialzo le loro raccomandazioni su diversi costruttori, sostenendo che un quadro normativo meno vincolante negli Stati Uniti possa tradursi in margini di profitto più ampi e in minori esborsi per adeguarsi a normative diverse su mercati differenti.
La curiosa svolta sulle “kei car”
Parallelamente all’allentamento degli standard, l’amministrazione Trump ha lanciato una proposta singolare, incoraggiando i produttori americani a sviluppare modelli ispirati alle cosiddette “kei car” giapponesi, ovvero vetture di dimensioni estremamente compatte e di cilindrata ridotta. Questa apertura, che strizza l’occhio a una deregulation senza confini, sembra però scontrarsi con la realtà consolidata del mercato automobilistico statunitense, il quale da decenni dimostra una chiara predilezione per i veicoli di grande taglia, come i potenti pick-up e gli SUV, che dominano incontrastati non solo nelle aree rurali ma anche in molti sobborghi urbani. La domanda di auto piccolissime, infatti, rimane circoscritta a poche e limitate zone metropolitane, sollevando non pochi interrogativi sulla reale fattibilità commerciale di un simile progetto.
Le implicazioni industriali della mossa
Al di là delle bizzarre suggestioni sulle microvetture, il cuore della manovra risiede nella volontà precisa di alleggerire il carico normativo sull’industria nazionale, concedendo alle aziende una maggiore flessibilità nella produzione e nella pianificazione a lungo termine. Si tratta, in altre parole, di un tentativo di ridare centralità alla libertà dei costruttori, i quali non saranno più obbligati a destinare risorse ingenti per conformarsi a target di emissioni considerati troppo aggressivi. Questa politica, che alcuni osservatori hanno già ribattezzato con lo slogan “Make America Small Again” in riferimento alla promozione delle piccole auto, segna una frattura netta con le strategie di altri grandi blocchi economici, primo fra tutti l’Unione Europea, la quale prosegue invece nel suo cammino verso una mobilità sempre più elettrificata e regolamentata.




