Stellantis tifa per Trump: la svolta sulle emissioni che rilancia l'auto tradizionale
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Redazione Economia
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L’amministrazione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha avviato, com’era ampiamente atteso, una decisa marcia indietro sugli stringenti standard di efficienza carburante che erano stati promossi dall’amministrazione precedente, una mossa presentata pubblicamente come un necessario correttivo per alleggerire i costi per i consumatori e per l’industria nazionale. L’annuncio, che di fatto diluisce gli obiettivi di riduzione delle emissioni per i nuovi veicoli, è stato salutato con immediato favore dai grandi costruttori automobilistici, i quali vedono allentarsi la pressione verso una transizione tecnologica forzata e costosissima. Tra questi, il gruppo Stellantis ha espresso un sostegno particolarmente caloroso, definendo la decisione una “vittoria del buon senso”, in un clima di generale rialzo per i titoli del settore nelle borse europee.
L'effetto immediato sui listini di borsa
La reazione dei mercati finanziari non si è fatta attendere, dimostrando quanta parte dell’industria automotive globale guardi con sollievo a un approccio meno rigido. Le case automobilistiche tedesche, per fare un esempio, hanno registrato consistenti rialzi a Francoforte, favorite anche da analisi di parte finanziaria che ne hanno rivisto al rialzo le prospettive. Questo slancio, che ha coinvolto in misura diversa molti dei costruttori, segnala come gli investitori leggano nell’allentamento normativo un fattore di respiro per i margini operativi delle aziende, le quali potranno modulare con tempistiche più dilatate gli ingenti investimenti in elettrificazione e tecnologie ibride. L’ottimismo di Piazza Affari, dove il Titolo Stellantis ha beneficiato del vento favorevole, è stato quindi parte di un movimento più ampio.
La curiosa proposta sulle "kei car" nel mercato dei SUV
Parallelamente alla deregolamentazione, si è inserita una provocatoria dichiarazione dallo stesso presidente Trump, il quale ha espresso pubblica ammirazione per le cosiddette “kei car” giapponesi, minuscoli veicoli tipici del mercato nipponico, suggerendo l’idea di produrle negli Stati Uniti. Questa affermazione, che suona come un paradosso in un Paese dove la domanda è storicamente e massicciamente orientata verso pick-up e SUV di grandi dimensioni, sembra voler sottolineare l’intenzione di rimuovere qualsiasi vincolo alla libertà produttiva, anche per nicchie di mercato oggi pressoché inesistenti. Tuttavia, gli osservatori del settore fanno notare come il gusto americano, salvo poche eccezioni metropolitane, non sia mai veramente inclinato verso vetture di piccola taglia, il che rende l’ipotesi più un simbolo di questa nuova filosofia che un reale cambio di rotta commerciale.
Gli scenari per un'industria in bilico
La doppia mossa statunitense, che combina una riduzione degli obblighi ambientali e un’apertura teorica a segmenti di prodotto inconsueti, lascia dunque intravedere un periodo di assestamento strategico per i colossi globali, Stellantis in testa. Il gruppo, nato dalla fusione di realtà italo-franco-americana, si trova infatti a operare su due fronti normativi sempre più divergenti: da un lato l’Europa, che prosegue il suo cammino verso l’elettrificazione con normative stringenti, e dall’altro un’America che, almeno per il prossimo quadriennio, inverte parzialmente la rotta. Questo scenario obbligherà le case a mantenere una duplice capacità produttiva e di sviluppo, bilanciando gli investimenti tra tecnologie a basse emissioni, ancora cruciali per il Vecchio Continente, e i motori termici tradizionali, la cui vita utile nel mercato statunitense si allunga sensibilmente. La sfida, per i gruppi transnazionali, diventa quindi una questione di flessibilità e di allocazione delle risorse in un contesto geopolitico fratturato.




