Via la combinata nordica dalle Olimpiadi del 2030, la Fisi insorge: "Decisione che affossa una disciplina con grande storia"
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Redazione Sport
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Il Comitato Olimpico Internazionale ha ufficializzato ieri una serie di modifiche al programma dei Giochi invernali di Alpes 2030 che hanno l'effetto di una scossa tellurica nel mondo degli sport nordici. Se da un lato sono state introdotte discipline innovative come il freeride e il synchro9, che rappresentano un tentativo di ringiovanire e diversificare l'offerta olimpica per attrarre un pubblico più giovane, dall'altro lato il CIO ha deciso di escludere la combinata nordica, una delle discipline storiche presenti fin dalla prima edizione dei Giochi invernali del 1924.
Una scelta che, a detta di molti, segue una logica di profitto e audience a discapito della tradizione, e che ha scatenato la reazione immediata e durissima della Federazione Italiana Sport Invernali, con il presidente Flavio Roda che non ha usato mezzi termini per definire l'operazione.
La logica del profitto e la fine di una tradizione
La decisione del CIO, sebbene presentata come un'evoluzione naturale del programma per adattarsi ai tempi moderni, appare a molti osservatori come un chiaro segnale di come l'Olimpiade sia sempre più ostaggio degli ascolti televisivi e del cosiddetto engagement.
Il freeride e il synchro9, con i loro format spettacolari e le battaglie ad eliminazione diretta, sono stati studiati appositamente per catalizzare l'attenzione delle nuove generazioni, ma il prezzo da pagare è stato l'accantonamento di una disciplina che richiede invece un impegno fisico e mentale enorme, capace di unire la potenza del salto speciale alla resistenza e alla tattica del fondo.
La combinata nordica, con i suoi atleti definiti spesso come dei "decathleti della neve", viene così sacrificata sull'altare del profitto, interrompendo un legame lungo più di un secolo che rischia di far perdere al movimento olimpico una delle sue anime più autentiche.
La reazione di Flavio Roda e della Fisi
Flavio Roda, presidente della Fisi, ha commentato la notizia con amarezza e fermezza, sottolineando come la combinata nordica rappresenti una di quelle discipline di nicchia che, pur non avendo il richiamo mediatico dello sci alpino o del pattinaggio di figura, possiedono una storia e una dignità che andrebbero preservate.
"Le federazioni fanno di tutto per mantenere vivi sport che sono di nicchia ma che hanno una grande storia", ha dichiarato Roda, rimarcando il paradosso di un sistema che chiede sacrifici enormi ai territori e agli atleti per crescere il movimento, salvo poi vedere i propri sforzi vanificati da una scelta che arriva dall'alto.
Le sue parole, che riecheggiano come un grido d'allarme per tutto il movimento nordico italiano, lasciano intendere una forte contrarietà verso un metodo decisionale che sembra aver trascurato il valore culturale e formativo della disciplina, concentrandosi esclusivamente sui numeri e sulle tendenze del momento.
L'inedito format del synchro9 e il futuro del pattinaggio
Mentre la combinata nordica esce di scena, fa il suo ingresso trionfale il pattinaggio sincronizzato nella sua variante synchro9, un format creato ad hoc per il contesto olimpico che promette di rivoluzionare il modo di intendere lo sport del ghiaccio.
A differenza delle competizioni tradizionali, il synchro9 prevede delle battle "uno contro uno" ad eliminazione diretta, con un sistema di punteggio che si discosta completamente da quello classico del pattinaggio di figura: la giuria, suddivisa in due gruppi, assegnerà un voto da 0 a 100 basandosi sulla componente tecnica e sulla sincronizzazione da un lato, e sulla performance e l'interpretazione dall'altro.
Una novità che ha suscitato curiosità ma anche perplessità, poiché il rischio è quello di trasformare una disciplina artistica in uno show televisivo, snaturandone l'essenza e aprendo le porte a valutazioni più soggettive che mai. Le prime gare sperimentali sono già in programma per l'autunno, ma il dibattito su questa scelta è destinato a infiammarsi nei prossimi mesi.
L'assenza di un'alternativa per gli atleti
La cancellazione della combinata nordica dal programma olimpico non è solo un colpo basso dal punto di vista simbolico, ma rappresenta un problema concreto per atleti e federazioni che avevano investito risorse e speranze in un percorso quadriennale verso le Alpi francesi. Senza la prospettiva olimpica, viene meno il principale traguardo per chi pratica questa disciplina, con il rischio concreto di vedere scomparire interi settori giovanili e di ridurre drasticamente i finanziamenti destinati alla preparazione.
Il presidente Roda ha voluto sottolineare l'impegno costante delle federazioni nel mantenere vive queste realtà, spesso controcorrente rispetto alle logiche di mercato, ma la sensazione è che il CIO abbia scelto la via più semplice e redditizia, ignorando le ricadute che questa esclusione avrà sui territori e sulle tradizioni sportive europee.
La combinata nordica, in questo senso, diventa il simbolo di uno sport che si sta progressivamente americanizzando, dove lo spettacolo prevale sulla sostanza e dove le storie di sacrificio e passione vengono messe in secondo piano dalla ricerca del consenso.
La decisione è ormai ufficiale, e difficilmente ci saranno marce indietro, ma la Fisi ha già annunciato che non resterà a guardare, pronta a portare avanti battaglie politiche e mediatiche per salvaguardare l'eredità della combinata nordica. Resta da vedere se lo sport di vertice saprà ancora trovare un equilibrio tra innovazione e memoria, o se assisteremo a una progressiva omologazione di un evento che, per definizione, dovrebbe celebrare la diversità e l'universalità delle discipline invernali.




