Napoli, cinque sconfitte in nove gare: la crisi di Allegri e la fiducia blindata di De Laurentiis
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Redazione Sport
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Il Napoli ha perso cinque delle prime nove partite stagionali tra campionato e Champions League e il dato, per quanto Allegri continui a ripetere di non guardare i numeri, colloca questa partenza tra le peggiori dell'era De Laurentiis. L'ultimo ko, quello del Penzo contro il Venezia, ultimo in classifica, ha certificato una fragilità che va oltre il semplice episodio: la squadra azzurra è apparsa priva di equilibrio, capace di controllare il possesso senza però trasformarlo in occasioni concrete, e soprattutto incapace di reagire nei momenti di difficoltà.
Un avvio che riporta indietro di oltre vent'anni
Per trovare un Napoli con cinque sconfitte nelle prime nove gare ufficiali bisogna risalire alla stagione 2001/02, quando sulla panchina partenopea sedeva Gigi De Canio in Serie B. Il confronto con il passato recente, tuttavia, non si esaurisce qui: il riferimento alla gestione Donadoni del 2008/09, citato in più analisi, riguarda piuttosto il dato dei punti raccolti, sette in classifica in un momento specifico di quella annata, poi conclusa al dodicesimo posto dopo l'esonero di Reja e l'arrivo dell'ex commissario tecnico della Nazionale.
Sono paragoni che circolano negli ambienti che seguono il club, ma che vanno letti con attenzione, perché le circostanze e i contesti sono profondamente diversi.
I numeri di una difesa che concede troppo
A pesare sul rendimento azzurro non è soltanto il risultato finale, ma il modo in cui la squadra arriva a subire gol. I dati sugli expected goals concessi agli avversari sono saliti in modo sensibile rispetto alla stagione precedente, e i tiri nello specchio subiti sono quasi triplicati. Allegri ha alternato la difesa a tre e quella a quattro senza mai schierare la stessa formazione in due partite consecutive, un'instabilità che gli infortuni hanno contribuito ad aggravare, a partire dal problema accusato da Buongiorno.
La sensazione, osservando le partite, è che il Napoli fatichi a trovare un'identità riconoscibile: vive di fiammate individuali e va in confusione quando l'avversario alza il pressing o quando il risultato si mette male.
Il mercato e le assenze pesano, ma non spiegano tutto
La ricostruzione della rosa offre un quadro articolato. Il mercato estivo, fatta eccezione per Badiashile e Favasuli, non ha consegnato ad Allegri i rinforzi attesi, in particolare un attaccante che rappresentava una richiesta esplicita del tecnico, e a gennaio la società punta almeno a un centrocampista e a un altro tassello offensivo. A questo si aggiunge una lunga serie di infortuni che ha limitato le alternative, da Anguissa a McTominay fino al nuovo problema accusato da Alisson a Venezia.
Sono attenuanti che il club considera reali, ma che non bastano a giustificare un rendimento così distante dalle ambizioni dichiarate all'inizio della stagione.
De Laurentiis fa muro: Allegri non si tocca
Nel silenzio generale che accompagna la crisi, il presidente Aurelio De Laurentiis ha scelto la linea della fermezza. La sua posizione è stata ribadita con chiarezza dopo il sondaggio lanciato in diretta da DAZN, che chiedeva agli spettatori se Allegri meritasse l'esonero: una mossa che ha fatto andare su tutte le furie il patron, il quale ha ribadito che l'allenatore è stato scelto con convinzione e non sarà messo in discussione. Lo stesso Allegri non ha alcuna intenzione di fare un passo indietro, legato com'è da un contratto triennale da sei milioni a stagione.
La fiducia presidenziale, tuttavia, si scontra con un calendario che non concede tregua: martedì al Maradona arriva il Bodo/Glimt in Champions League, con gli azzurri ancora a zero punti nel girone europeo, e sabato successivo è in programma la sfida alla Roma di Gasperini, avversario che precede i partenopei di sette punti in classifica.
Bodo e Roma, un bivio che vale la stagione
Le due gare casalinghe assumono un peso che va oltre i tre punti in palio. In campionato il Napoli è già a nove lunghezze dalla vetta, mentre in Europa la situazione è ancora più delicata, con Porto e Manchester City in trasferta all'orizzonte dopo i norvegesi. La società ha valutato anche l'ipotesi di un ritiro punitivo, poi accantonata, segno che la tensione dentro Castel Volturno è alta.
La verità è che il Napoli ha bisogno di ritrovare solidità difensiva e continuità di rendimento, perché la qualità individuale della rosa, per quanto superiore a quella di molte avversarie affrontate finora, non sta producendo i risultati attesi.
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