La rivincita dell'arbitro somalo Omar Artan: respinto dagli Usa prima del Mondiale, dirigerà la Supercoppa europea
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Redazione Sport
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«Willkommen, Omar». A differenza dell'aeroporto di Miami, dove due mesi fa i funzionari della dogana americana lo respinsero dopo averlo interrogato per undici ore in una cella perché sospettato di essere vicino a organizzazioni terroristiche, negandogli il Mondiale per il quale era stato regolarmente designato dalla Fifa, a Salisburgo l'arbitro somalo Omar Artan è stato accolto con tutti gli onori.
Selfie, applausi e sorrisi hanno accolto il 34enne di Mogadiscio al suo arrivo in Austria, dove ha ottenuto quella che è stata immediatamente definita la sua personale rivincita: dirigere la finale della Supercoppa europea tra Paris Saint-Germain e Aston Villa.
L'umiliazione di Miami e l'esclusione dal Mondiale
La storia di Artan è un caso emblematico, il primo dei tanti episodi politici che hanno infiammato il torneo mondiale organizzato negli Stati Uniti. Arrivato a Miami con un visto diplomatico, il direttore di gara è stato sottoposto a un interrogatorio durissimo, incentrato sulla situazione politica della Somalia e sulle attività terroristiche del gruppo Al-Shabab, e infine relegato in una cella prima di essere rispedito in patria con un volo per Istanbul.
Nonostante avesse tutti i documenti in regola e fosse stato designato dalla Fifa, gli Stati Uniti, guidati dall'amministrazione Trump, non gli hanno consentito l'ingresso, in quanto la Somalia è uno dei Paesi inclusi nella lista delle restrizioni di viaggio. Il presidente della Fifa, Gianni Infantino, aveva spiegato di non poter fare nulla, lasciando l'arbitro fuori dai Mondiali, un sogno infranto dopo anni di duro lavoro per arrivare a quel traguardo.
«Sono davvero molto deluso, sono semplicemente un arbitro che stava cercando di realizzare il suo sogno: partecipare ai Mondiali», aveva raccontato al New York Times, aggiungendo: «Avevo i documenti giusti, ma credo che abbiano un problema col mio Paese».
La scelta della Uefa come atto politico e sportivo
La decisione della Uefa di designare Artan per la Supercoppa europea è stata letta come un chiaro schiaffo politico alla Fifa e all'amministrazione americana. L'arbitro, che è nelle liste Fifa dal 2018 e nel 2025 è stato eletto miglior arbitro maschile dell'anno dalla CAF, la confederazione africana, ha ricevuto una nomina prestigiosissima: sarà infatti il primo arbitro non europeo a dirigere questa competizione.
La scelta rientra nell'ambito del Memorandum d'intesa firmato di recente tra Uefa e CAF per promuovere la cooperazione arbitrale, un modo per ribadire i valori di unità e non discriminazione. Aleksander Čeferin, presidente Uefa, ha dichiarato che «il calcio è fatto per unire le persone e la UEFA vuole dimostrare il suo rispetto per Omar e per le sue straordinarie capacità arbitrali». Una scelta legittima, che di fatto ha risarcito il fischietto somalo dopo l'esclusione dal torneo mondiale.
La finale e il debutto del giovanissimo Madjo
La partita che Artan si appresta a dirigere alla Red Bull Arena di Salisburgo vede di fronte i campioni d'Europa del Paris Saint-Germain di Luis Enrique, a caccia del tredicesimo trofeo con i parigini, e l'Aston Villa di Unai Emery, vincitore dell'Europa League e alla ricerca della sua seconda Supercoppa dopo quella del 1982. Al suo fianco, al VAR, ci sarà l'italiano Marco Di Bello.
La finale è già stata animata da un record: il giovanissimo attaccante dell'Aston Villa, Brian Djomeni Madjo, classe 2009, ha segnato il gol del pareggio, diventando il marcatore più giovane di sempre in una finale di Supercoppa Uefa a soli 17 anni e 212 giorni. Il centravanti, nato a Enfield da origini camerunesi e cresciuto in Lussemburgo, è stato acquistato dal club inglese per 12 milioni di euro e rappresenta una delle punte di diamante del futuro del calcio britannico.
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