Pete Hegseth sotto inchiesta per l'attacco ai narcos nei Caraibi, la testimonianza al Congresso

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il segretario alla Guerra Pete Hegseth è stato chiamato a rispondere delle sue decisioni davanti al Congresso, dopo le rivelazioni sul duplice attacco statunitense del 2 settembre nel Mar dei Caraibi. Chuck Schumer, leader della minoranza democratica al Senato, ha chiesto formalmente la sua testimonianza riguardo all'operazione contro un'imbarcazione sospettata di trasporto di droga. Secondo quanto riportato, Hegseth avrebbe personalmente ordinato di colpire non solo l'equipaggio della nave, ma anche due sopravvissuti al primo assalto, un'azione che, se confermata, violerebbe palesemente il diritto internazionale. Quel che emerge dalle indiscrezioni, del resto, è un quadro inquietante: dopo il primo attacco mirato, alcuni uomini si sarebbero trovati in acqua, aggrappati ai rottami, e sarebbero stati comunque presi di mira. "Non ho visto sopravvissuti", è stata la fredda valutazione finale riportata, che ora rischia di travolgere l'esponente dell'amministrazione.

Il manuale del Pentagono e gli ordini "chiaramente illegali"

A costituire il cuore giuridico dell'accusa è il Manuale del Diritto di Guerra dello stesso Dipartimento della Guerra, il cui paragrafo 18.3.2.1 elenca quelli che sono definiti "Clearly Illegal Orders". In quella sezione, viene fatto esplicitamente l'esempio dell'ordine di "sparare sui naufraghi", considerato una violazione delle norme più basilari. Il testo, del resto, è inequivocabile nel considerare "fuori combattimento" chiunque sia reso inabile da ferite, malattie o naufragio. L'operazione condotta sotto l'autorità di Hegseth, pertanto, sembra scontrarsi frontalmente con le regole interne alle stesse forze armate statunitensi, aprendo la porta a possibili accuse di crimini di guerra. Una situazione imbarazzante per il Pentagono, che si trova a dover giustificare azioni in apparente contrasto con la propria dottrina.

La figura dell'ammiraglio Bradley e il passato in Italia

Al centro esecutivo dell'operazione militare vi è l'ammiraglio Frank M. Bradley, un ex Navy Seal dalla carriera leggendaria e dalla formazione internazionale. Bradley, negli anni Novanta, svolse infatti un periodo di addestramento in Italia, inserito in un programma di scambio con un'unità analoga della Marina Militare italiana. Questa esperienza, che ne ha plasmato le competenze in operazioni speciali, lo ha posto al comando della delicata e controversa missione. La sua figura, sebbene non direttamente chiamata in causa dalle richieste di Schumer, è inevitabilmente legata agli sviluppi dell'inchiesta, in quanto esecutore materiale degli ordini provenienti dal vertice civile.

Le conseguenze politiche per il segretario alla Guerra

La bufera politica scatenata dalle rivelazioni del Washington Post pone ora Hegseth in una posizione di estremo rischio. L'episodio, che ha causato la morte di undici persone presentate come presunti narcotrafficanti venezuelani, si trasforma rapidamente in un "pasticciaccio" dalle profonde implicazioni giudiziarie e di immagine. La richiesta di testimonianza al Congresso non è che il primo passo formale di un'istruttoria che potrebbe approfondirsi, esaminando il nesso di comando e la catena decisionale che ha portato a quel duplice attacco. L'amministrazione del presidente Donald Trump, dunque, si trova a dover gestire un nuovo fronte di polemiche legate alla condotta della guerra al narcotraffico, mentre il segretario alla Difesa è costretto a difendere la propria autorità e le proprie scelte operative.

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