La morte di «El Mencho» e la risposta dei narcos, Messico a ferro e fuoco
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Redazione Esteri
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Non era mai accaduto, almeno non con questa intensità e con una tale coordinazione, che la neutralizzazione di un singolo obiettivo, per quanto importante, scatenasse una reazione tanto violenta e capillare. Colonne di fumo denso si sono levate dai quartieri periferici di Puerto Vallarta, la rinomata località turistica sul Pacifico, e da decine di altre città in venti Stati messicani, mentre i soldados del Cartello Jalisco Nueva Generazione (CJNG) davano fuoco a mezzi pesanti, saccheggiavano attività commerciali e ingaggiavano veri e propri scontri a fuoco con le forze dell'ordine. Il casus belli, come ormai chiaro a tutti, è la morte del loro leader storico, Nemesio Oseguera Cervantes, universalmente noto come «El Mencho», avvenuta nel pomeriggio di domenica al termine di un’operazione condotta dalle forze speciali dell’esercito messicano sui monti di Tapalpa, sempre nello Stato del Jalisco. Oseguera, che di quell'organizzazione criminale era il fondatore e la mente, è deceduto a bordo di un elicottero militare che lo stava trasportando verso Città del Messico, dopo essere rimasto gravemente ferito nel conflitto a fuoco seguito al blitz.
La cattura, il conflitto e la fine del boss
Le modalità con le quali si è giunti all'epilogo portano la firma di un lavoro di intelligence meticoloso, durato mesi e culminato, stando a quanto ricostruito dal segretario alla Difesa nazionale, Ricardo Trevilla, nel pedinamento di un uomo di fiducia del boss, un soggetto che gli faceva da tramite con una delle sue partner. È stato seguendo quell'uomo, che accompagnava la donna in una proprietà nelle vicinanze di Tapalpa, che i militari hanno potuto restringere il cerchio attorno al ricercato numero uno del Messico. Una volta appurato che Oseguera si trovava all'interno del compound, le unità di elite sono entrate in azione, venendo però immediatamente accolte da una pioggia di proiettili sparati dalla cerchia di guardie del del narcotrafficante, le quali hanno coperto la fuga del loro capo verso la fitta boscaglia. L'operazione, che ha visto impiegati sei elicotteri e reparti speciali a terra, si è trasformata in un serrato inseguimento tra gli alberi, durante il quale un velivolo militare è stato colpito ed è stato costretto a un atterraggio di emergenza. Nel corso della sparatoria, «El Mencho» e due dei suoi uomini sono stati feriti in modo grave; medicati sul posto, sono deceduti durante il successivo trasferimento d'urgenza.
L'annuncio ufficiale della morte del cinquantanovenne Oseguera Cervantes, un ex poliziotto originario del Michoacán che era riuscito a trasformare una fazione dissidente del cartello Milenio in una delle multinazionali del crimine più potenti e violente al mondo, ha immediatamente innescato una reazione a catena di violenza inaudita. Il governo messicano, attraverso il ministro della Sicurezza Omar Garcia Harfuch, ha fornito un bilancio provvisorio drammatico: almeno venticinque membri della Guardia Nazionale sono rimasti uccisi in vari attacchi nello Stato di Jalisco, e a questi si aggiungono un funzionario della procura statale e un custode, mentre una civile ha perso la vita nel fuoco incrociato. Dal lato dei narcos, le forze di sicurezza hanno abbattuto una trentina di sicari. Oltre agli 85 blocchi stradali segnalati su autostrade federali, da Bassa California a Oaxaca, con automezzi dati alle fiamme per ostruire il passaggio, si sono registrati almeno ventisette attacchi diretti contro le forze dell'ordine, che hanno portato all'arresto di settanta persone.
L'impatto sul territorio e la mobilitazione internazionale
L'ondata di violenza ha costretto il governatore del Jalisco, Pablo Lemus Navarro, ad attivare il cosiddetto codice rosso, che di fatto paralizza la regione. I servizi di trasporto pubblico sono stati sospesi, gli eventi di massa cancellati e le lezioni in presenza sono state annullate. A Puerto Vallarta, le immagini dei turisti in fuga dall'aeroporto o costretti a ripararsi nelle hall degli hotel mentre gli aerei militari sorvolavano la costa a bassa quota hanno fatto il giro del mondo. Molte compagnie aeree, tra cui le statunitensi Delta e American Airlines, hanno dapprima cancellato i voli per poi ripristinarli gradualmente, ma il clima di terrore rimane palpabile. Il Dipartimento di Stato americano, come misura precauzionale, ha intimato ai propri cittadini presenti negli Stati di Jalisco, Baja California, Guanajuato, Michoacán e altre zone calde di rifugiarsi dove si trovano e di non uscire fino a nuovo avviso. La stessa raccomandazione è giunta da diversi paesi europei, tra cui il Regno Unito e la Francia, che hanno sconsigliato viaggi non essenziali nella regione.
Sul fronte dell'indagine, le autorità hanno reso noto che l'operazione è stata condotta esclusivamente da personale messicano, sebbene gli Stati Uniti, con i quali esiste un accordo di cooperazione, abbiano fornito informazioni di intelligence ritenute preziose per la buona riuscita della missione. La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha confermato il supporto, definendo «El Mencho» un obiettivo prioritario a causa del suo ruolo di primissimo piano nel traffico di fentanyl verso gli Stati Uniti. Il governo di Washington, del resto, aveva già classificato il CJNG come organizzazione terroristica straniera nel 2025, e sulla testa di Oseguera pendeva una taglia di quindici milioni di dollari. In una dichiarazione congiunta, i funzionari della Difesa hanno precisato che oltre al leader del cartello, in un'operazione parallela nel vicino comune di El Grullo, è stato ucciso anche Hugo H., alias «El Tuli», ritenuto un importante operatore finanziario per l'organizzazione, e sono stati sequestrati ingenti quantitativi di denaro contante, armi e veicoli blindati.
La presidente Claudia Sheinbaum, pur esprimendo il proprio riconoscimento alle forze armate, si è trovata a gestire una crisi che rischia di minare ulteriormente la stabilità del paese. Da mesi, del resto, l'amministrazione del neo-presidente Donald Trump esercita una pressione costante sul Messico, minacciando interventi unilaterali e dazi doganali se il flusso di droga e migranti non verrà arginato in maniera più efficace. La rimozione fisica di Oseguera, sebbene rappresenti un successo sul piano simbolico e operativo, porta con sé il rischio concreto di una frammentazione del cartello in fazioni più piccole e difficilmente controllabili, pronte a contendersi il controllo delle rotte e dei territori. I nomi dei possibili successori, già al vaglio degli investigatori, circolano tra le stanze dei ministeri, ma la sensazione prevalente, negli ambienti della sicurezza, è che i prossimi giorni saranno determinanti per capire se la strategia del decapitare i vertici dei cartelli porti alla pace o a una nuova, sanguinosa guerra per la successione.




