La morte di El Mencho e la guerra che non si ferma: il Messico cerca una tregua tra le macerie dei narcobloqueos

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Nelle colline vicino a Tapalpa, uno di quei luoghi dello stato di Jalisco dove il silenzio viene rotto solo dal passaggio dei pick-up dei sicari, le forze speciali messicane hanno chiuso la partita con Nemesio Rubén Oseguera Cervantes. Lui, che era riuscito a costruire un impero basato sul fentanil e sulla violenza più estrema, è caduto durante un blitz nel quale sono rimaste uccise quattro persone sul posto mentre altre tre, tra cui il boss, riportavano ferite gravissime -1. Il decesso è avvenuto poco dopo, durante il trasporto in elicottero verso la capitale, e con la sua morte si è aperta una fase di turbolenza che il paese sta ancora cercando di governare -1-2.

La reazione del Cartello di Jalisco Nuova Generazione non si è fatta attendere, e per ore intere porzioni del territorio messicano sono state messe a ferro e fuoco con una strategia ormai collaudata: i narcobloqueos. Autobus incendiati, sparatorie e posti di blocco illegali sono comparsi in almeno sedici stati, paralizzando città come Guadalajara e la zona turistica di Puerto Vallarta, dove i voli sono stati sospesi e migliaia di turisti sono rimasti bloccati -4-7. Le autorità locali hanno contato oltre 250 blocchi stradali, un tentativo disperato dei miliziani di mostrare muscoli e disorganizzare la risposta dello Stato, anche se il Gabinetto di Sicurezza ha assicurato che già nelle ore successive la situazione è stata riportata sotto controllo -4.

L’operazione, che ha visto coinvolti esercito, Guardia nazionale e aeronautica, è stata resa possibile anche grazie a informazioni cruciali fornite dagli Stati Uniti, un dettaglio che la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha voluto sottolineare -2. Per l’amministrazione Trump, che aveva classificato il CJNG come organizzazione terroristica, la morte di El Mencho rappresenta un successo importante nella lotta al traffico di fentanil, quella sostanza che ha causato decine di migliaia di morti oltre confine. E se è vero che il presidente Donald Trump aveva più volte minacciato dazi e misure punitive contro il Messico, questo risultato potrebbe ora fornire alla presidente Claudia Sheinbaum una leva negoziale fondamentale in vista del rinnovo dell’accordo di libero scambio Usmca, previsto per luglio -6.

Il nodo della successione e le ripercussioni internazionali

Ma la caduta di un leader carismatico non equivale mai alla fine di un’organizzazione criminale, e gli analisti di sicurezza avvertono che il CJNG potrebbe entrare in una fase di frammentazione ancora più pericolosa. Non è chiaro chi potrà raccogliere l’eredità di Oseguera Cervantes, considerando che il suo cerchio più vicino è stato decimato da estradizioni e uccisioni: si parla di possibili successori come Juan Carlos Valencia González, detto “El 03”, o Gonzalo Mendoza Gaytán, “El Sapo”, ma nessuno di loro sembra avere il carisma necessario per tenere insieme le varie fazioni del cartello -3. Quella che potrebbe scatenarsi è una guerra interna per il controllo delle rotte della droga e dei traffici di armi, una prospettiva che farebbe impallidire la violenza già vista nei giorni scorsi.

Nel frattempo, l’eco degli scontri ha varcato i confini del mondo criminale per arrivare fino ai tavoli della Fifa. La Federazione boliviana di calcio ha annunciato l’invio di una lettera all’organizzazione calcistica mondiale per chiedere un rafforzamento delle misure di sicurezza in vista dei playoff per i Mondiali del 2026, in programma a marzo proprio a Guadalajara e Monterrey -5. Fernando Costa, il presidente della federazione boliviana, ha parlato di precauzioni straordinarie, mentre anche il Portogallo, che dovrebbe disputare un’amichevole allo Stadio Azteca di Città del Messico, ha fatto sapere di monitorare con attenzione la situazione per tutelare giocatori e tifosi -5.

Il bilancio di una guerriglia urbana e le tensioni diplomatiche

I numeri parlano chiaro: almeno 55 persone hanno perso la vita nelle violenze successive all’operazione, tra cui 25 membri delle forze di sicurezza, un tributo di sangue che dimostra quanto sia alta la posta in gioco -7. Tra le vittime civili, si contano anche una donna incinta e numerosi cittadini rimasti intrappolati negli scontri a fuoco, un prezzo che la popolazione paga da anni senza vedere una soluzione definitiva -10. La Farnesina italiana ha aggiornato le indicazioni sul sito “Viaggiare Sicuri”, raccomandando ai connazionali presenti in Messico di evitare spostamenti non essenziali e di attenersi scrupolosamente alle disposizioni delle autorità locali, mentre l’ambasciata a Città del Messico resta reperibile per le emergenze -4-10.

Mentre il di El Mencho viene trasferito sotto scorta a un istituto di medicina legale della capitale per gli accertamenti del caso, la presidente Sheinbaum invita alla calma e alla unità, parlando di un’azione necessaria contro chi ha insanguinato il paese -7-8. Ma rimane aperta la questione di fondo: in un paese dove il narcotraffico muove flussi di denaro paragonabili a quelli del petrolio, e dove la violenza viene usata come strumento di ricatto politico e sociale, la morte di un capo, per quanto importante, rischia di essere solo l’inizio di un nuovo, sanguinoso capitolo. Il centro America resta in fibrillazione, con Cuba sempre centrale nella geopolitica regionale e le elezioni in Colombia all’orizzonte, mentre gli occhi di tutti sono puntati su come Washington reagirà a questo regalo fatto da Città del Messico.

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