Tra le macerie di Gaza, una tregua di speranza
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Redazione Esteri
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DEIR AL BALAH – Da quando è iniziato il cessate il fuoco, le merci e gli aiuti umanitari hanno cominciato a entrare molto lentamente nei mercati di Gaza. Il punto di ingresso principale è il valico di Rafah, unica via per far arrivare gli aiuti nella Striscia. L’ultima volta che era successo risaliva a maggio.
Ho deciso di fare un giro al mercato di Deir al Balah per vedere cosa era cambiato. Mentre camminavo tra le bancarelle, ho notato che, sebbene ci fosse un leggero aumento delle merci disponibili, la scarsità di cibo e medicine era ancora evidente. Sami, un ex odontotecnico di Khan Younis, mi ha raccontato con voce rotta dall'emozione: "Per la prima volta dopo 15 mesi, non ci sono urla, non ci sono bombe: è una calma irreale". Le sue parole, cariche di dolore e speranza, rispecchiano il sentimento di molti abitanti della Striscia.
La notte a Gaza ha un suono che molti ora faticano a riconoscere: quello del silenzio. Le strade, un tempo coperte dal frastuono delle bombe, ora sono avvolte da un'eco a cui si fatica a credere, quella della tregua. Il vento soffia tra le macerie, portando con sé l’odore acre della polvere e del cemento frantumato, ma anche un accenno di speranza.
Walid, seduto su una sedia a dondolo davanti a un palazzo distrutto, mi ha detto: "E che devo fare? Questa è la guerra. Una volta qui c’era casa mia. Ora ho la sedia. Ma almeno sono vivo".




