La morte di ‘El Mencho’ e la reazione dei cartelli: il Messico brucia tra blocchi stradali e incendi

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il Messico si è svegliato attonito, lunedì, con il fumo che si alza ancora da decine di città e con un bilancio provvisorio destinato probabilmente a peggiorare: l’uccisione di Nemesio Rubén Oseguera Cervantes, “El Mencho”, il leader supremo del Cartello di Jalisco Nuova Generazione (CJNG), ha scatenato una reazione violenta e coordinata che da domenica pomeriggio tiene il paese con il fiato sospeso. Il blitz delle forze speciali, scattato tra le montagne di Tapalpa, nello stato di Jalisco, dove il boss si nascondeva da tempo, non è stato un'operazione di routine; fonti ufficiali messicane hanno confermato che gli Stati Uniti, su esplicita direttiva dell’amministrazione Trump, hanno fornito un supporto di intelligence determinante per localizzare l’obiettivo, considerato una priorità assoluta per il contrasto al traffico di fentanyl -1. Lo scontro a fuoco è stato violentissimo, tanto che i soldati sono stati bersagliati da un nutrito fuoco nemico che ha causato feriti tra le file dell’esercito, e l’arsenale sequestrato – che includeva lanciarazzi in grado di abbattere un aeromobile – lascia intendere come la cattura fosse tutt’altro che scontata -1-6.

Il capo del cartello, ferito gravemente durante il conflitto a Tapalpa, è deceduto a bordo dell’aereo che lo stava trasferendo a Città del Messico, e la conferma ufficiale è arrivata solo dopo che la Fiscalía General de la República (FGR) ne ha accertato l’identità genetica, mettendo fine a qualsiasi speculazione -2-7. La sua morte, però, lungi dal rappresentare un punto fermo, ha aperto una fase di incertezza e terrore: in almeno venti dei trentadue stati messicani, gli uomini del CJNG sono scesi in strada mettendo in atto la tattica dei narcobloqueos. Autobus e camion dati alle fiamme, autostrade interrotte e saccheggi a danni di attività commerciali e istituti di credito sono stati il biglietto da visita di una organizzazione che, pur decapitata, intende dimostrare di avere ancora una capacità di fuoco e di intimidizione non indifferente -1-9.

Un paese sotto assedio e la risposta delle istituzioni

Il governo messicano, con la presidente Claudia Sheinbaum che ha invitato pubblicamente alla calma, si è trovato a gestire un'emergenza nazionale che ha avuto ripercussioni immediate anche all'estero -1. Le ambasciate di Stati Uniti e Canada hanno emesso allerte di sicurezza per i propri cittadini, raccomandando di non uscire di casa in diversi stati, e numerose compagnie aeree hanno cancellato i voli verso le principali mete turistiche, da Cancún a Guadalajara, gettando nel caos migliaia di viaggiatori -1-6. La Farnesina, dal canto suo, ha invitato gli italiani presenti in Messico a limitare gli spostamenti al minimo indispensabile, seguendo scrupolosamente le disposizioni delle autorità locali, in un contesto in cui la sicurezza è tutt’altro che scontata -4-10.

Mentre le fiamme divoravano i veicoli e il panico si diffondeva tra la popolazione, il salto di qualità nella strategia del cartello è apparso subito evidente: non si è trattato di proteste spontanee, ma di azioni coordinate su larga scala. Lo stato di Jalisco, cuore pulsante dell'organizzazione criminale, è stato il più colpito, ma violenze si sono registrate con intensità variabile in entità come Guanajuato, Chihuahua e persino nello stato meridionale di Oaxaca, a testimonianza della capillarità del potere del CJNG -1-9. Le autorità locali, in molti casi, hanno disposto la sospensione delle lezioni scolastiche e la Federcalcio ha annullato diverse partite, inclusa l'attesa stracittadina tra Guadalajara e América, nel timore che gli stadi potessero diventare bersagli o teatri di scontri -1.

L’arsenale del terrore e la conferma genetica

Le indagini sul blitz che ha portato all'eliminazione di Oseguera Cervantes hanno permesso di sequestrare un vero e proprio arsenale bellico, comprendente fucili Barrett, lanciagranate e armi di ogni tipo, un dettaglio che delinea la potenza di fuoco che il cartello era in grado di schierare per la protezione del suo leader -2-6. L’operazione, condotta da forze speciali dell’esercito con il supporto dell’Agenzia di Investigazione Criminale e del Centro Nazionale di Intelligence, ha portato anche all’arresto di due presunti membri del gruppo, la cui posizione è ora al vaglio della Fiscalía Especializada en Materia de Delincuencia Organizada -2. La conferma dell’identità del boss, ottenuta in meno di ventiquattr’ore tramite complessi esami del DNA, ha chiuso definitivamente i giochi sulle voci che ne avevano circondato la figura, spesso data per morta in passato -2-7.

Nonostante la conferma ufficiale, le violenze non sono accennate a diminuire, e le forze di sicurezza messicane rimangono in stato di massima allerta. Si contano, al momento, almeno 26 vittime, tra cui una donna incinta e 17 agenti tra Guardia Nazionale e polizia giudiziaria, un tributo di sangue altissimo che dimostra come la reazione del cartello non sia stata affatto simbolica, ma concreta e letale -1-4. La Procura ha aperto decine di fascicoli d’inchiesta, molti dei quali proprio in Jalisco, per gli episodi di violenza legati ai narcobloqueos -2.

Il reticolo di alleanze e la lotta al fentanyl

La morte di “El Mencho” rappresenta indubbiamente un successo per le autorità messicane e statunitensi, che avevano posto una taglia di 15 milioni di dollari sulla sua testa, ma apre scenari complessi per il futuro -1-10. Il CJNG, come documentato anche dall'agenzia antidroga statunitense, la DEA, non è solo un'organizzazione potente in Messico, ma una vera e propria multinazionale del crimine con alleanze consolidate, come quella con la "Línea" nello stato di Chihuahua, che funge da fornitore di fentanyl e metanfetamine per il mercato statunitense -5. È proprio la produzione e il traffico di fentanyl, la droga sintetica che sta causando una strage di consumatori negli Stati Uniti, ad aver reso Oseguera Cervantes un nemico pubblico numero uno per l’amministrazione Trump, che non ha esitato a definire il suo cartello come un’organizzazione terroristica straniera -1.

Ora, il vuoto di potere lasciato dal boss, un ex agente di polizia che era riuscito a trasformare il crimine in un impero, rischia di innescare guerre di successione sanguinose all'interno del cartello stesso o tentativi di espansione da parte di organizzazioni rivali, come i residui del Cartello di Sinaloa. La possibilità che il CJNG si frammenti o, al contrario, che trovi una rapida ricomposizione attorno a una nuova figura, terrà alta la tensione nelle prossime settimane, con il paese che rimane ostaggio di una violenza che sembra non conoscere tregua.

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