Il giorno dopo l'uccisione di "El Mencho" tra narcoblocchi e vuoto di potere

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La notizia della morte di Nemesio Oseguera Cervantes, per tutti "El Mencho", non ha attraversato il Messico come un semplice comunicato di stampa, ma come un detonatore. Domenica scorsa, nel corso di un'operazione militare a Tapalpa, nello stato di Jalisco, il fondatore e leader del Cartello Jalisco Nueva Generación (CJNG) è stato ferito e, secondo il rapporto ufficiale della Difesa, è deceduto durante il trasporto aereo verso Città del Messico -2. Quella che la presidente Claudia Sheinbaum ha presentato come un'operazione condotta esclusivamente da forze messicane, seppur coadiuvate da informazioni dell'intelligence statunitense, ha immediatamente innescato una reazione paramilitare coordinata su scala nazionale -6.

La rappresaglia e il caos programmato

La risposta del CJNG non si è fatta attendere, trasformandosi in quella che gli esperti definiscono una dimostrazione di forza e capacità di convocazione. Decine di cosiddetti *narcobloqueos* – auto e camion dati alle fiamme per ostruire le arterie stradali – sono comparsi in una ventina di stati messicani, paralizzando intere città come Guadalajara e provocando la cancellazione di voli da parte di compagnie aeree statunitensi e canadesi. Nel caos generale, un gruppo di uomini armati ha addirittura sfondato i cancelli di un carcere a Puerto Vallarta, favorendo l'evasione di 23 detenuti. Non si è trattato di violenza fine a sé stessa, ma di un messaggio chiaro: la macchina criminale è ancora in moto. Lo confermano gli analisti, secondo i quali l'ondata di sangue – che ha causato decine di vittime tra forze dell'ordine e membri dei cartelli – rappresenta il primo atto di una guerra di successione interna, un'aspra contesa per il controllo di un impero che, come sottolinea il giornalista Óscar Balderas, fatturava quanto un colosso della Silicon Valley grazie al traffico di fentanyl e metanfetamine.

L'eredità contesa di un impero criminale

Con "El Mencho" scompare un boss che aveva saputo costruire un'organizzazione quasi statale, radicata nel territorio attraverso un mix di terrore e paternalismo. Il CJNG, infatti, non viveva solo di droga: estorsioni, tratta di migranti e rapporti con cellule criminali colombiane, come i dissidenti delle Farc e l'ELN, facevano parte di un portafoglio diversificato di attività illecite. Tuttavia, l'uomo che era partito da contadino povero del Michoacán e che aveva imparato presto il valore della discrezione – non ostentava ricchezza e curava la propria sicurezza con tre cerchi concentrici di guardie – lascia ora un vuoto pericoloso. La successione dinastica, rappresentata dal figlio "El Menchito", è già stata neutralizzata dalla giustizia statunitense, che lo ha condannato all'ergastolo. Sul tavolo, quindi, restano nomi di luogotenenti e fedelissimi pronti a farsi la guerra: Gonzalo Mendoza Gaitán, detto "El Sapo", e Audias Flores Silva, "El Jardinero", sono tra i candidati a raccogliere l'eredità, mentre il governo federale osserva l'evolversi degli equilibri interni.

L'ombra dei Mondiali e la nuova geopolitica della sicurezza

Mentre le fiamme dei blocchi si spengono e il Paese cerca di tornare a una parvenza di normalità, una domanda incombe sull'orizzonte politico e sportivo del Messico: come si arriverà all'appuntamento con i Mondiali di calcio del 2026? Città come Guadalajara, Monterrey e la stessa capitale, che ospiteranno le partite, si trovano ora al centro di un allarme sicurezza senza precedenti, tanto che la Fifa osserva con preoccupazione l'escalation. L'operazione contro El Mencho, se da un lato ha permesso a Sheinbaum di mostrare muscoli e risultati alla nuova amministrazione Trump – da sempre propensa a interventi più muscolari Oltreconfine –, dall'altro ha aperto una fase di instabilità che potrebbe durare mesi. Il vuoto di potere lasciato dal capo del CJNG, infatti, non sarà colmato in fretta, e le piazze conquistate a suon di violenza dal cartello più potente del Messico potrebbero diventare terreno di scontro con le fazioni residue del cartello di Sinaloa, innescando una nuova, sanguinosa guerra per il controllo della rotta del fentanyl verso gli Stati Uniti.

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