La morte di El Mencho e la scia di sangue che mette in dubbio la sicurezza per i mondiali in Messico

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La guerra contro il narcotraffico in Messico ha registrato un colpo fondamentale, seppure pagato a caro prezzo in termini di vite umane e ordine pubblico, con l’uccisione di Nemesio Rubén Oseguera Cervantes, meglio noto come El Mencho, avvenuta domenica scorsa a Tapalpa, nello stato di Jalisco, nel corso di un'operazione condotta da forze speciali dell'esercito, della Guardia nazionale e della Forza aerea, supportate da informazioni fornite dagli Stati Uniti -1-4. A tradire il leader del potente cartello Jalisco Nueva Generación (CJNG), l'organizzazione criminale ritenuta la principale responsabile del traffico di fentanyl verso gli Stati Uniti e per questo inserita nella lista delle organizzazioni terroristiche dall’amministrazione Trump, sarebbe stata una delle sue partner, i cui movimenti erano seguiti da tempo dalle intelligence messicane e statunitensi -1-6. Il boss, ferito gravemente durante il conflitto a fuoco iniziale che era costato la vita a quattro dei suoi sicari, era deceduto poco dopo a bordo dell'elicottero militare che lo stava trasportando a Città del Messico, e con lui sono morti altri due uomini della sua cerchia più stretta, mentre due persone sono state arrestate e un vero e proprio arsenale, comprensivo di armi pesanti e veicoli blindati, è stato sequestrato -1-5.

La reazione del cartello, come ampiamente previsto dagli analisti del settore, non si è fatta attendere ed è stata di una violenza inaudita e capillare, con l'obiettivo dichiarato di dimostrare che la capacità di colpire e seminare il terrore non si esaurisce con la morte del fondatore. Decine di blocchi stradali sono stati istituiti dai miliziani del CJNG in almeno venti dei trentadue stati messicani, utilizzando autobus e veicoli rubati dati alle fiamme per ostacolare le operazioni dell'esercito, e non sono mancati attacchi a stazioni di servizio, negozi e banche, con una strategia del terrore che ha paralizzato intere aree metropolitane come Guadalajara e centri turistici come Puerto Vallarta, dove il fumo nero degli incendi era visibile dagli aeroporti -2-8. Il bilancio provvisorio fornito dalle autorità parla di un massacro: venticinque membri della Guardia nazionale sono rimasti uccisi negli scontri, a cui si aggiungono un custode, un funzionario della procura e una donna civile, mentre dall'altra parte si contano una trentina di narcos uccisi a Jalisco e altri quattro nel vicino Michoacán, con settanta persone arrestate in tutta la nazione -4-9.

L’allarme internazionale e le ripercussioni sul Mondiale del 2026

In questo clima di guerriglia urbana, che ha costretto il governatore di Jalisco a sospendere le lezioni scolastiche e i mezzi pubblici e ha indotto decine di migliaia di persone a rinchiudersi in casa per paura di essere coinvolte in sparatorie, si è inserita la preoccupazione delle federazioni calcistiche internazionali in vista degli impegni mondiali -1-2. La Federazione boliviana di calcio, infatti, ha ufficializzato l'intenzione di inviare una lettera alla Fifa per chiedere un immediato e sostanziale rafforzamento delle misure di sicurezza in vista dei playoff per i Mondiali del 2026, che si disputeranno proprio in Messico a marzo, con partite in programma a Guadalajara e Monterrey, città che hanno vissuto ore di panico e che ospiteranno anche alcune gare della fase finale del torneo -3-7. Il presidente della federcalcio boliviana ha espresso tutta la sua apprensione per quanto accaduto, dichiarando che chiederanno garanzie e che stanno già pianificando opzioni alternative, qualora la Fifa dovesse decidere per un cambiamento della sede, una richiesta che, sebbene al momento non formalizzata da altre nazioni, lascia presagire un allarme sicurezza senza precedenti per un evento sportivo di tale portata -3-7.

L'operazione, che ha decapitato il CJNG, rappresenta senza dubbio un successo per il governo della presidente Claudia Sheinbaum, che ha elogiato il lavoro delle forze armate e ha chiesto alla popolazione di mantenere la calma, assicurando che nella maggior parte del territorio nazionale le attività procedono normalmente, e per l'amministrazione Trump, che da tempo premeva per risultati tangibili nella lotta al traffico di fentanyl, tanto da aver minacciato interventi unilaterali in Messico -4-8. Tuttavia, come già accaduto in passato con l'arresto di El Chapo Guzmán, l'eliminazione fisica di un leader carismatico e accentratore come El Mencho, che aveva trasformato il suo cartello in un'impresa paramilitare da cinquanta miliardi di dollari, rischia di innescare una fase di frammentazione interna e di lotta per il potere tra le varie fazioni e i luogotenenti rimasti, gettando il paese in una spirale di violenza ancora più difficile da gestire mentre il mondo dello sport ha gli occhi puntati sul paese -4-8.

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