Messico, ucciso il leader del cartello di Jalisco: morto "El Mencho" durante un blitz militare

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La notizia, pur se in un primo momento circolata in forma ufficiosa, ha trovato conferma nelle comunicazioni del Dipartimento della Difesa messicano: Nemesio Rubén Oseguera Cervantes, meglio conosciuto con il suo alias di guerra, “El Mencho”, e fondatore del Cartello di Jalisco Nuova Generazione (CJNG), non è più in vita. La sua eliminazione, avvenuta nel corso di un’operazione condotta domenica scorsa dalle forze speciali dell’esercito a Tapalpa, una località nello stato di Jalisco che dista un paio d’ore da Guadalajara, rappresenta un colpo senza precedenti inferto a una delle organizzazioni criminali più potenti e violente non solo del Messico, ma dell’intero panorama internazionale del narcotraffico -1-4. Le circostanze del blitz, secondo quanto ricostruito, parlano di un violento scontro a fuoco nel quale lo stesso Oseguera Cervantes rimase gravemente ferito, per poi decedere durante il trasferimento d’emergenza via aerea verso la capitale -1-10.

La reazione della struttura paramilitare del CJNG non si è fatta attendere, gettando lo stato di Jalisco e diverse regioni limitrofe in un caos che ricorda per certi versi le tattiche di guerriglia urbana. I cosiddetti narcobloqueos, ovvero il sistematico blocco delle arterie stradali e autostradali mediante l’incendio di veicoli, sono stati la risposta immediata dei miliziani del cartello, i quali hanno cercato in questo modo di ostacolare i movimenti dell’esercito e di creare una cortina di fumo e terrore -1-2. A Puerto Vallarta, importante centro turistico e snodo strategico per le rotte della droga, la situazione è degenerata al punto da costringere le autorità a chiudere lo spazio aereo e a fronteggiare un tentativo di evasione dal carcere di Ixtapa, mentre all’aeroporto di Guadalajara si sono registrati scontri a fuoco che hanno gettato nel panico centinaia di passeggeri -2. Il bilancio provvisorio di queste ore di violenza, secondo le prime stime della stampa locale, parla di almeno 26 vittime accertate, tra cui una donna incinta e diversi agenti delle forze dell’ordine, mentre il governo di Jalisco, guidato da Pablo Lemus Navarro, ha disposto la sospensione delle lezioni scolastiche per l’intera giornata di lunedì e l’attivazione di un comitato di coordinamento per la sicurezza -1-5-6.

Il fantasma del fentanyl e le ripercussioni internazionali

La morte di “El Mencho”, che per anni era riuscito a eludere la cattura nonostante su di lui pendesse una taglia di 15 milioni di dollari offerta dagli Stati Uniti, assume contorni geopolitici di rilievo se si considera il ruolo chiave del CJNG nel traffico di fentanyl e altre droghe sintetiche verso il mercato statunitense -2-4. La sua ascesa, iniziata negli anni Novanta con una condanna per spaccio di eroina in California e un successivo, breve periodo come agente di polizia a Cabo Corrientes, lo aveva portato a costruire un impero basato su una spietatezza tale da spingere Washington a classificare il suo cartello come un’organizzazione terroristica -1-2-4. E proprio la collaborazione in termini di intelligence con le agenzie statunitensi, un dettaglio che filtra dagli ambienti della Difesa messicana, potrebbe aver giocato un ruolo fondamentale nel localizzare e colpire il leader in quella che era la sua storica roccaforte -4.

La reazione della comunità internazionale è stata immediata e si è tradotta in allerta di sicurezza di massimo livello. L’ambasciata degli Stati Uniti, attraverso i canali ufficiali di TravelGov, ha esortato i propri cittadini presenti in Messico a mettersi al riparo e a non uscire di casa, estendendo la raccomandazione a stati come Jalisco, Tamaulipas, Michoacán e Nuevo León, zone considerate ad altissimo rischio per l’escalation in corso -1-2. Analoga misura è stata adottata dal governo canadese, mentre la Farnesina, tramite il portale Viaggiare Sicuri, ha raccomandato ai connazionali di evitare spostamenti non essenziali e di attenersi scrupolosamente alle disposizioni delle autorità locali, lasciando un numero per le emergenze -4-6. La compagnia aerea Air Canada, nel frattempo, ha annunciato la sospensione temporanea dei propri voli da e per Puerto Vallarta, una decisione che la dice lunga sulla percezione del pericolo in una delle mete turistiche più frequentate del Pacifico messicano -2.

La paura dei turisti e l’ombra dei Mondiali

In questo clima di guerriglia diffusa, che ha visto incendi e saccheggi colpire persino farmacie e attività commerciali nello stato di Guanajuato, l’attenzione si è inevitabilmente spostata sulle ripercussioni che tali eventi potranno avere sull’immagine del Paese a pochi mesi dall’inizio dei Mondiali di calcio -9-10. E proprio Guadalajara, scenario di parte di queste violenze post-blitz, è una delle tre città messicane – insieme a Città del Messico e Monterrey – che ospiteranno gli incontri della fase a gironi della Coppa del Mondo -1. L’eco degli scontri ha raggiunto anche personaggi noti del panorama italiano, come la food blogger Benedetta Rossi e suo marito Marco Gentili, che si trovano attualmente in Messico per una vacanza. I due, in un video pubblicato sui social per tranquillizzare i follower preoccupati, hanno spiegato di trovarsi in una zona relativamente lontana dai focolai di tensione, a circa duemila chilometri di distanza, e di monitorare costantemente la situazione, pronti a seguire le indicazioni che verranno dalle autorità -3.

L’operazione che ha portato alla morte di Oseguera Cervantes, un ex poliziotto originario del Michoacán che aveva trasformato il CJNG in una macchina da guerra capace di sfidare apertamente lo Stato, è costata cara anche alle forze armate: diversi soldati sono rimasti feriti e l’arsenale sequestrato, comprendente veicoli blindati e lanciarazzi, dimostra la potenza di fuoco contro cui si sono trovati a combattere i reparti speciali -1. Sebbene la caduta del leader rappresenti un successo propagandistico e operativo per l’amministrazione della presidente Claudia Sheinbaum, la scia di sangue e di violenza lasciata dai narcobloqueos, che si sono estesi a macchia d’olio in almeno undici stati, lascia aperto più di un interrogativo sulla capacità del governo di controllare la reazione del cartello e di gestire una transizione che si preannuncia quanto mai convulsa -2-4.

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