La morte di «El Mencho» e la risposta armata del cartello di Jalisco

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il Messico si è risvegliato sotto una coltre di fumo e paura, il giorno dopo l'operazione che ha cambiato gli equilibri del narcotraffico. Nemesio Rubén Oseguera Cervantes, per tutti «El Mencho», il fondatore e leader indiscusso del potente Cartello di Jalisco Nuova Generazione, è stato ucciso domenica nel corso di un blitz delle forze speciali messicane, un'azione resa possibile anche da informazioni fornite dagli Stati Uniti. Lo scontro a fuoco è avvenuto a Tapalpa, municipio rurale dello Stato di Jalisco, roccaforte storica dell'organizzazione criminale. Il boss, ferito gravemente, è spirato durante il trasferimento in elicottero verso Città del Messico, un viaggio che avrebbe dovuto condurlo in un ospedale ma che si è trasformato nel suo definitivo allontanamento dalla scena. La sua morte, lungi dal rappresentare un punto fermo, ha invece aperto una fase di turbolenza estrema, con la reazione immediata e coordinata dei suoi «soldati» che in poche ore hanno trasformato vaste aree del paese in un teatro di guerriglia urbana.

La rappresaglia e il caos in venti Stati

La notizia della morte del loro leader ha funzionato come un detonatore su una polveriera pronta a esplodere. Colonne di fumo nero e denso si sono levate dal cielo di Puerto Vallarta, celebre località turistica sul Pacifico, e da decine di altre città. I narcos, per dimostrare che la struttura di comando non è andata in frantumi con la caduta del capo, hanno dato vita a quella che in Messico chiamano narcobloqueo, l'arte di paralizzare il paese con il terrore. Automezzi dati alle fiamme, camion incendiati e persino un aereo distrutto sulle piste di un aeroporto hanno bloccato le arterie stradali in almeno venti Stati della federazione, con una concentrazione particolare in Jalisco, Michoacán, Guanajuato e Nayarit. L'esercito messicano ha confermato che i blocchi sono stati oltre venti solo nella parte occidentale del paese, mentre la violenza si estendeva a macchia d'olio, costringendo le autorità locali a dichiarare il «codice rosso» e a intimare alla popolazione di non uscire di casa.

Sport e voli cancellati, l'ondata travolge la quotidianità

L'onda d'urto dell'omicidio del boss non ha risparmiato nessun aspetto della vita pubblica, nemmeno quello sportivo e dei trasporti. La Federación Mexicana de Fútbol, valutata la situazione di pericolo concreto, ha disposto il rinvio di quattro partite della Liga MX e della Liga femminile in programma per domenica, tra cui spiccano nomi di grande richiamo come Queretaro–Juarez e il Clásico femminile tra Chivas e América. Un segnale chiaro di come la paura abbia attecchito anche nei luoghi del divertimento di massa. Parallelamente, le principali compagnie aeree statunitensi e canadesi, tra cui United Airlines, American Airlines e Air Canada, hanno iniziato a cancellare decine di voli diretti verso le zone calde, in particolare Puerto Vallarta e Guadalajara, intrappolando di fatto migliaia di turisti che ora si trovano bloccati nei resort e negli hotel, in attesa che la situazione si normalizzi. Le ambasciate, inclusa quella italiana tramite la Farnesina, hanno raccomandato la massima prudenza e di evitare spostamenti non essenziali.

Le dinamiche dell'operazione e il ruolo di Washington

L'operazione che ha portato all'eliminazione di «El Mencho» è stata pianificata nei minimi dettagli dalle forze speciali messicane, ma è ormai acclarato che senza il supporto informativo di Washington non avrebbe probabilmente avuto lo stesso esito. Il Dipartimento di Stato, per bocca del portavoce, ha confermato di aver fornito «informazioni complementari» ai colleghi messicani, un dettaglio che assume un peso politico non indifferente considerando le pressioni esercitate dall'amministrazione Trump sulla presidente Claudia Sheinbaum affinché si mostrassero risultati concreti nella guerra al fentanyl. La morte di Oseguera Cervantes, 59 anni, rappresenta senza dubbio il colpo più duro inferto al narcotraffico messicano dai tempi della cattura di «El Chapo» Guzmán e di Ismael «El Mayo» Zambada. I soldati, durante il blitz, hanno sequestrato un arsenale pesante, comprendente lanciarazzi in grado di abbattere aeromobili e veicoli blindati, a testimonianza della potenza di fuoco che il cartello era in grado di schierare.

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