Il blitz nel fossato e la resa senza colpi: "El Jardinero", il successore di "El Mencho", è stato arrestato in Messico
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Redazione Esteri
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Audias Flores Silva, che per i vertici della criminalità organizzata era meglio conosciuto con il soprannome di "El Jardinero" – un nomignolo che mal si addice alla ferocia delle azioni che gli vengono attribuite –, non aveva fatto i conti con la lunga ombra della intelligence militare. Costui, ritenuto fino a ieri l'erede designato del cartello di Jalisco Nuova Generazione (Cjng) dopo la morte del precedente leader, Nemesio Oseguera, alias "El Mencho", è stato intercettato e catturato mentre, in un gesto quasi grottesco, cercava di sottrarsi alla cattura nascondendosi nel condotto di un canale di scolo nello stato occidentale di Nayarit. L’operazione, che ha messo in ginocchio per l’ennesima volta una delle organizzazioni narcotrafficanti più sanguinarie del continente, si è conclusa senza che venisse esploso un solo colpo, a dispetto del gigantesco apparato di fuoco che il boss aveva schierato a sua difesa.
Pedinato per 19 mesi, bloccato da 500 uomini
L'arresto, avvenuto nei pressi della località di El Mirador, è stato il risultato di un serrato lavoro d’inchiesta durato 19 mesi, durante i quali le spie governative non hanno mai smesso di tallonare i suoi passi. Il livello di sfida lanciato alle autorità era altissimo: appena gli uomini della Marina e delle forze speciali hanno tentato di avvicinarsi, si sono trovati di fronte un vero e proprio muro di fuoco umano composto da circa 60 sicari armati e una trentina di pick-up che scortavano la sua cabina di sicurezza. Non è bastato. Il governo, attraverso un comunicato del segretario della Sicurezza Omar Garcia Harfuch, ha reso noto che sono stati schierati pi di 500 effettivi, supportati da un imponente dispositivo aereo che includeva aerei ad ala fissa ed elicotteri d’assalto, per stroncare ogni via di fuga.
L’asso nella manica: l’intelligence americana sul campo
Molto probabilmente, non si tratta solo di una vittoria interna del Messico. Sebbene le autorità locali rivendichino l’operazione, è ormai chiaro che lo scambio informativo con gli Stati Uniti – nonostante le frizioni diplomatiche e la gelosia per la sovranità nazionale spesso sbandierata da entrambe le parti – ha giocato un ruolo decisivo nella resa dei conti. Washington aveva messo una taglia da 5 milioni di dollari sulla testa di Flores Silva, ritenendolo responsabile dell’invio di tonnellate di cocaina, eroina e metanfetamine attraverso il confine, e la sua cattura sarà sicuramente un tema caldo nelle prossime richieste di estradizione. Ne hanno avuto conferma i suoi stessi uomini: quando il dispositivo di sicurezza è stato messo in fuga dall’avanzata militare, l’obiettivo è stato individuato dall’alto mentre cercava di confondersi tra la sporcizia di un fossato.
Chi si nasconde dietro “Il Giardiniere” e il caos nel cartello
L’uomo, originario del Michoacán, cresciuto nei ranghi del narcotraffico fin da quando scontò una condanna di cinque anni in una prigione statunitense, rappresentava il collante militare del cartello. Con la dipartita di "El Mencho" a febbraio, Flores Silva era diventato il candidato naturale a prendere le redini dell'impero criminale, gestendo laboratori clandestini e rotte logistiche lungo la costa del Pacifico. La sua caduta, però, rischia di gettare l’organizzazione in una spirale di violenza interna; non a caso nella stessa giornata, nello Stato di Tamaulipas, le autorità hanno dovuto fare i conti con blocchi stradali e veicoli incendiati dopo l’arresto di un leader della fazione "Los Metros". I vertici del Cjng, destinati a un acceso conflitto per la successione, perdono così il loro "giardiniere", colui che fino all’ultimo ha tentato di coltivare il terrore, trovando infine riparo soltanto nel fango di una fogna.




