Arrestato “El Jardinero”, colpo al Cartello Jalisco: la taglia sul narcos da 5 milioni
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Redazione Esteri
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Non un colpo di arma da fuoco, non un inseguimento cruento tra le strade polverose di Nayarit: l’operazione che ha portato alla cattura di Audias Flores Silva, alias “El Jardinero”, è stata una sorta di cesura chirurgica nel cuore pulsante del Cartello Jalisco Nuova Generazione (CJNG). Le forze speciali della Marina messicana – forti di un lavoro di intelligence durato diciannove mesi – hanno circondato un rifugio isolato nella località di El Mirador, a una ventina di chilometri dalla movida turistica di Puerto Vallarta, disarticolando un vero e proprio piccolo stato maggiore criminale. L’uomo, che controllava vaste porzioni della costa pacifica e gestiva laboratori di metanfetamine tra Jalisco e Zacatecas, rappresentava il candidato naturale alla successione di Nemesio Oseguera Cervantes, “El Mencho”, il cui abbatimento a febbraio aveva lasciato un pericoloso vuoto di potere.
Il dispositivo di sicurezza e l’esito dell’operazione
Ciò che rende eccezionale l’esito dell’intervento – al netto della rilevanza del soggetto catturato – è la mole del dispositivo di protezione che “El Jardinero” aveva messo in campo, e che le autorità sono riuscite a neutralizzare senza escalation di violenza. Secondo i rapporti ufficiali diffusi dal segretario alla Sicurezza, Omar García Harfuch, il narcos poteva contare su un perimetro di sicurezza composto da una trentina di pick-up pesantemente armate e oltre sessanta sicari, pronti a tutto pur di garantire la fuga del loro capo. Davanti a un dispositivo del genere, il blitz ha richiesto un impiego poderoso di mezzi aerei – quattro elicotteri da supporto, due da trasporto e velivoli ad ala fissa – oltre a un contingente di centoventi uomini in azione diretta supportati da altri quattrocento elementi navali. Eppure, a dispetto della potenza di fuoco schierata dai due fronti, l’arresto si è risolto quasi in una beffa per il latitante: abbandonato dai suoi scudieri in fuga, Flores Silva è stato stanato mentre tentava goffamente di infilarsi in un condotto di scolo per sfuggire ai droni che lo tallonavano dall’alto.
Un obiettivo strategico per Washington e Città del Messico
Considerato il “braccio destro” di El Mencho – e inserito dal Dipartimento del Tesoro americano nella lista nera dei trafficanti internazionali – Audias Flores Silva era un obiettivo strategico tanto per il governo messicano quanto per la DEA. Su di lui pendeva una taglia statunitense da cinque milioni di dollari, un cifra che ne certificava l’importanza cruciale nelle rotte del narcotraffico verso nord, in particolare per quanto riguarda la distribuzione di cocaina, eroina e metanfetamine in stati come California, Texas e Illinois. Nonostante la fine violenta di “El Mencho” avesse già scosso gli equilibri del CJNG, la cattura del suo presunto erede rappresenta un’ulteriore decapitazione di una delle organizzazioni più sanguinarie del continente. Flores Silva, infatti, non era un semplice luogotenente: era il comandante regionale incaricato di gestire le piste clandestine, la logistica del traffico verso il Centro America e, criticalmente, i rapporti con le altre fazioni.
Reazioni sul territorio e sviluppi paralleli
Se l’arresto è stato un capolavoro di precisione (nessun civile è rimasto ferito e le forze armate non hanno dovuto nemmeno sparare), le immediate ripercussioni sul territorio hanno rivelato quanto il potere del CJNG fosse capillare e radicato. Nelle ore successive all’operazione nella comunità di El Mirador, i media locali hanno documentato blocchi stradali e roghi di autovetture e attività commerciali a Tecuala, un classico segnale di “allarme” lanciato dalle basi del cartello per cercare di destabilizzare la regione e forse agevolare la fuga di altri quadri intermedi. In una dinamica separata ma temporalmente coincidente, le autorità hanno inoltre fermato nello stato nord-orientale di Tamaulipas Alexander Benavides Flores, alias “R9”, un capo della fazione Los Metros legata al Cartello del Golfo, indicando una strategia coordinata di pressione sui gruppi criminali da parte di Marina ed Esercito. Risultano infine decisivi anche gli arresti dei vertici finanziari dell’organizzazione, come dimostra la cattura di César Alejandro “N”, alias “El Güero Conta”, il quale – stando alle indagini – avrebbe decuplicato il potere del cartello grazie a un giro di prestanome e investimenti in attività produttive lecite come le distillerie di tequila.




