Porsche, l’utile operativo crolla del 92,7 per cento e apre la strada a nuovi tagli

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   C’è stato un tempo, nemmeno troppo lontano, nel quale la Casa di Zuffenhausen era il fiore all’occhiello della produzione automobilistica tedesca. Non solo per la maestosità dei suoi veicoli ad alto tasso emozionale, ma anche per i numeri che riusciva a registrare, con una redditività al vertice in tutto l’Occidente. Osservando, però, il quadro del 2025 la situazione non sembra più così rosea. Anzi, soffiano venti di tempesta sopra Porsche e all’orizzonte ci sono tagli e un riposizionamento complessivo dell’azienda, che ha bisogno di respirare. Nella giornata di ieri, Porsche ha diffuso i dati del bilancio relativo all’esercizio 2025, e i numeri disegnano lo scenario di una crisi forse mai vista prima per il costruttore di Stoccarda. I ricavi sono scesi a 36,27 miliardi di euro, contro i 40,08 miliardi del 2024, con un calo pari al 9,5 per cento. Ma è l’utile operativo a presentare il calo più consistente, passando da 5,64 miliardi a 413 milioni di euro, con un crollo del 92,7 per cento. Anche il margine operativo sulle vendite fa registrare il segno meno, scendendo dal 14,1 all’1,1 per cento.

Una tempesta perfetta fatta di costi straordinari e strategie da rivedere

A determinare questo tracollo non è stato un singolo fattore, bensì una serie di concause che hanno trasformato l’esercizio in un vero e proprio annus horribilis. Il management ha identificato con precisione le voci che hanno provocato queste diminuzioni. Al centro ci sono costi straordinari per circa 3,9 miliardi di euro, scomposti in tre componenti principali: il riallineamento della strategia di prodotto e il ridimensionamento aziendale, per un ammanco di circa 2,4 miliardi di euro; le attività legate alle batterie, che aggiungono altri 700 milioni di euro; i dazi statunitensi voluti da Trump, causa di costi per una somma analoga. Quest’ultimo punto, legato alle politiche protezionistiche della nuova amministrazione americana, ha colpito duramente Porsche, che importa negli Stati Uniti tutti i veicoli che vende, subendo un aggravio di circa 700 milioni di euro. Se a questo si aggiunge la flessione del mercato cinese, dove le consegne sono precipitate del 26,3 per cento, e il calo globale delle vendite del 10,1 per cento, il quadro appare completo.

Il flop dell’elettrico e il ritorno alle origini

La transizione elettrica di Porsche racconta una storia più complessa di quanto i comunicati ufficiali lascino intendere. Il crollo di Taycan — prima berlina full electric del marchio — è stato verticale: quasi la metà delle vendite è evaporata in un solo anno, con appena 20.836 unità consegnate nel 2024. Un segnale d’allarme che Stoccarda ha attribuito al lancio del modello aggiornato, ma che riflette una difficoltà strutturale nell’imporre vetture puramente elettriche alla propria clientela. La Macan, best seller storico del marchio, ha vissuto una transizione altrettanto travagliata: il passaggio alla versione elettrica in Europa ha di fatto lasciato i clienti senza alternativa termica. Negli Stati Uniti, dove i due powertrain convivono, i compratori hanno preferito acquistare il SUV di medie dimensioni nella sua variante termica con un margine di due a uno rispetto alla versione elettrica. In questo contesto si inserisce la strategia di prodotto annunciata per il prossimo futuro: la 911 Turbo S ibrida presentata nell’autunno 2025 — la più potente di sempre — e il lancio del Cayenne elettrico a fianco delle versioni termiche e ibride già esistenti sembrano configurare non tanto una svolta verso l’EV, quanto un ripensamento tattico. Porsche ha già confermato l’intenzione di ritardare alcuni modelli elettrici e prolungare la vita commerciale di quelli a combustione, una scelta che suona come un’ammissione implicita: le radici benzina del marchio restano, almeno per ora, la sua principale leva commerciale.

La cura Leiters tra nuovi tagli e riorganizzazione

Dal 1° gennaio 2026 il timone è passato a Michael Leiters, che ha preso il posto di Oliver Blume, impegnato a tempo pieno alla guida del Gruppo Volkswagen. Alla sua prima uscita pubblica, Leiters ha tratteggiato una strategia di recupero netta. Il nuovo CEO ha già avviato un’analisi sistematica della situazione, con misure concrete: revisione della composizione della gamma verso i segmenti ad alto margine, riduzione delle gerarchie manageriali, taglio della burocrazia e focus sull’attività principale. Sul mercato cinese, sempre più competitivo, soprattutto nel segmento elettrico, la parola d’ordine diventa valore prima del volume. In questo contesto si inseriscono i nuovi tagli al personale. Porsche ha annunciato che procederà a ulteriori riduzioni dell’organico, che andranno ad aggiungersi ai 3.900 tagli già programmati entro il 2030; circa 2.000 posti di lavoro temporanei sono già stati eliminati. "Renderemo l'azienda più snella, veloce e i prodotti ancora più desiderabili", ha dichiarato Leiters, sottolineando che la semplificazione aziendale comporterà inevitabilmente nuove riduzioni del personale, i cui dettagli verranno comunicati entro l’autunno.

Una posizione finanziaria solida ma un futuro in bilico

Nonostante l’anno difficile, Porsche vanta ancora una liquidità netta elevata e un bilancio che testimonia una posizione finanziaria sana. Quanto basta, secondo il management, per assicurare la sufficiente flessibilità per affrontare la transizione. Il dividendo proposto è stato ridotto a 1,00 euro per azione ordinaria, ma è rimasto al di sopra del taglio del 50 per cento precedentemente annunciato. Per il 2026 la casa prevede condizioni di mercato «ancora molto difficili», con la Cina sotto pressione e l’incertezza geopolitica sullo sfondo. Nonostante questo, le previsioni indicano un margine operativo sulle vendite tra il 5,5 e il 7,5 per cento, ricavi compresi tra 35 e 36 miliardi di euro e un flusso di cassa netto tra il 3 e il 5 per cento. Numeri ancora inferiori alle attese degli analisti, ma in netta discontinuità rispetto al 2025. La 911 esposta in bella mostra alla conferenza di bilancio, in fondo, non era solo scenografia. Era una dichiarazione d’intenti.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.