Sabalenka, il «buco nero» e il crollo contro Shnaider: «Vorrei smettere con il tennis»

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La racchetta, in quei frangenti, sembra trasformarsi in un macigno; il polso, che di solito scolpisce angoli impossibili, accusa un tremito improvviso. La numero uno del mondo Aryna Sabalenka, dopo la clamorosa eliminazione nei quarti di finale del Roland Garros, si è presentata in conferenza stampa con il volto di chi ha appena attraversato un’esperienza destabilizzante, quella che lei stessa ha definito, senza mezzi termini, un "buco nero mentale".

L'avversaria, la russa Diana Shnaider, numero 23 del ranking Wta, ha completato una rimonta che appariva pura utopia quando la bielorussa serviva per il match sul 5-3 nel secondo set. Invece, da quel momento, è accaduto l'impensabile: un parziale di dieci game consecutivi in favore della Shnaider, un crollo che ha restituito l'immagine cruda della fragilità nascosta dietro la potenza della sua rivale.

La genesi del crollo

L'analisi che Sabalenka ha fornito ai giornalisti presenti nella sala stampa parigina è stata un esercizio di autopsia psicologica; la tennista ha scartato, di fatto, qualsiasi alibi tecnico per concentrarsi esclusivamente sulla dimensione emotiva. “Ho avuto opportunità importanti per chiudere la partita – ha raccontato – ma le ho sprecate e lei ha iniziato a giocare con grande determinazione”. Il problema, come ha confessato, risiede in un meccanismo tossico che si innesca quando il traguardo è vicino: l’ossessione di non commettere errori genera, paradossalmente, l’errore fatale.

“Forse penso troppo a non sbagliare. Inizio a rimuginare, divento troppo emotiva e perdo il controllo”. Questa sequenza di eventi, che l’ha portata a subire dieci game consecutivi – una circostanza che lei stessa fatica a ricordare sia mai accaduta prima – ha trasformato la sua partita in una resa incondizionata.

«Vorrei mollare tutto»

La dichiarazione che ha maggiormente scosso l’ambiente tennistico, tuttavia, è arrivata al culmine della sua frustrazione; Sabalenka, con gli occhi bassi e la voce rotta, ha ammesso: “In questo momento vorrei semplicemente smettere di giocare a tennis. Poi vedremo. Vedremo tra qualche giorno”. Un'affermazione che suona quasi come una resa, sebbene filtrata dalla disperazione del momento, ma che ha trovato subito una sponda di grande spessore.

La leggenda Venus Williams, intervenuta nei panel di commento per TNT Sports, ha preso le difese della numero uno, sottolineando come fosse evidente la differenza tra una frase pronunciata a caldo e le reali intenzioni della giocatrice. “Non credo che voglia lasciare il tennis – ha spiegato la Williams – Sarebbe una tragedia per questo sport. La lotta interiore è reale, e gestire la delusione con se stessi è la cosa più dura al mondo”.

La stanza della furia e la ripartenza

Nonostante l’abisso in cui è precipitata – un vuoto che l’ha portata a perdere la bussola in un torneo che doveva essere suo, vista l’eliminazione precoce delle altre favorite – Sabalenka ha trovato comunque un barlume di ironia nel descrivere le sue strategie di recupero. L’obiettivo dichiarato, per la giornata successiva alla sconfitta, non prevedeva esercizi di analisi video o sedute di allenamento specifiche, ma una catarsi violenta e liberatoria.

“Avete presente quelle stanze dove si entra per distruggere tutto? – ha chiesto ai cronisti – Probabilmente passerò l’intera giornata di domani lì dentro a spaccare qualsiasi cosa. Magari funzionerà. Magari no”. Un’immagine che restituisce il carattere sanguigno della giocatrice, quella che sul cemento australiano l’ha portata a vincere due titoli Slam, ma che sulla terra rossa di Parigi continua a scontrarsi con i propri fantasmi. La sconfitta pesa, e la Shnaider, ora, aspetta in semifinale la rivelazione Maja Chwalinska.

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