Tax day, l’Italia versa 42 miliardi ma l’evasione resta un buco nero
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
Mentre imprese e lavoratori autonomi si preparano a versare all’erario 42,3 miliardi di euro entro lunedì 16 giugno, il cosiddetto Tax Day del 2025, i dati sull’evasione fiscale continuano a dipingere un quadro preoccupante. L’Ufficio studi della Cgia di Mestre, che ha elaborato la stima, avverte che la cifra è “certamente sottodimensionata”, poiché non include i contributi previdenziali a carico di imprese e professionisti, molti dei quali già in difficoltà con la liquidità. Di quei 42 miliardi, ben 34 arriveranno dalle aziende, coprendo circa l’80% del gettito totale previsto.
Il Piemonte, con un Pil regionale di 160 miliardi, contribuirà per circa 3,5 miliardi entro il 16 giugno, mentre altri 1,5 miliardi arriveranno entro fine mese. Ma se da un lato lo Stato incassa, dall’altro il confronto con l’Europa mostra un’Italia ancora in affanno. Con una pressione fiscale al 42,6% del Pil nel 2024, il paese si colloca al sesto posto nella classifica dei più tartassati, superato solo da Danimarca, Francia, Belgio, Austria e Lussemburgo. Peggio ancora è la situazione dell’evasione, che non accenna a ridursi in modo significativo, nonostante i miglioramenti registrati altrove.
In Germania, dove la pressione fiscale è più alta, l’evasione si attesta al 40,8%, in calo di 1,8 punti percentuali rispetto agli anni precedenti. La Spagna, con un tasso del 37,2%, ha ridotto il fenomeno di 5,4 punti, mentre la media Ue si ferma al 40,4%. E se i tempi per adempiere agli obblighi fiscali in Italia sono tra i più lunghi d’Europa – 30 giorni, contro i 17 della Francia o i 27 della Germania – il rischio è che il divario con i partner continentali si allarghi ulteriormente.




