Il reclutamento dei terroristi passa dal web: l'allarme dei servizi segreti e il dossier del Copasir
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Redazione Interno
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Un allarme preciso e circostanziato, quello lanciato dal direttore dell'Aisi, Bruno Valensise, durante l'audizione davanti al Copasir dell'11 giugno 2025, che ha messo in luce una preoccupante evoluzione del fenomeno terroristico: il reclutamento di nuovi adepti, anche tra i giovanissimi, avviene sempre più spesso attraverso il digitale.
Un terreno, quello della rete, che si rivela particolarmente fertile per l'innesco di percorsi di radicalizzazione, capaci di attecchire in soggetti esposti e fragili, come ha sottolineato lo stesso Valensise nel suo intervento di aggiornamento sulle minacce alla sicurezza nazionale. L'audizione, che ha toccato i temi dell'eversione, del terrorismo e dell'antagonismo, ha rappresentato un'ulteriore tessera del complesso mosaico sulla sicurezza del Paese, le cui tinte si fanno via via più cupe con il passare dei mesi.
Il jihādismo digitale e la nuova frontiera del reclutamento
La dimensione digitale, come emerso dalle parole del capo dei servizi, non è più soltanto un veicolo di propaganda, ma un vero e proprio ecosistema dove si compiono i primi passi del percorso di radicalizzazione. Questo processo coinvolge in maniera sempre più massiccia i minorenni, una fascia d'età estremamente vulnerabile, esposta a contenuti estremisti senza filtri e spesso alla ricerca di un'identità o di un'appartenenza.
L'attenzione dei servizi si concentra in particolare sul fenomeno degli "islamonauti", un termine che designa i giovani della Generazione Z che si avvicinano al jihādismo attraverso la rete, un fenomeno che si salda con una pericolosa tendenza: l'estremismo islamico di seconda generazione, che attecchisce proprio su un humus di disagio e disorientamento sociale.
La relazione del Copasir: un quadro di minacce molteplici
Il quadro delineato dal direttore dell'Aisi trova un riscontro puntuale nella relazione annuale del Copasir, inviata al Parlamento nel febbraio del 2026, che fotografa con estrema lucidità le principali insidie per la sicurezza nazionale. Il dossier, che analizza la crescita degli integralismi arabi, si sofferma in particolare su una saldatura pericolosa tra la piazza dell'antagonismo di sinistra, i centri sociali e i movimenti antisemiti, con un collante rappresentato dalle tensioni in Medio Oriente.
La relazione sottolinea come il tema antimilitarista si intrecci sempre più con quello antisionista, alimentando manifestazioni e campagne che coinvolgono anche le componenti studentesche, creando un fronte trasversale di opposizione e protesta.
Antagonismo e questione migratoria: la prevenzione del rischio
Non si tratta, tuttavia, di un pericolo isolato, perché la relazione del Copasir individua un'altra variabile destinata ad alimentare la conflittualità: la questione migratoria. Secondo il documento, l'insistenza della destra radicale sul tema della remigrazione potrebbe contribuire a un'ulteriore escalation degli scontri tra gli opposti schieramenti, specialmente in occasione di eventi pubblici.
Un tema, questo, già emerso nell'audizione di Valensise, che aveva evidenziato come la protesta contro i provvedimenti per il contenimento degli ingressi irregolari resti un punto centrale dell'attivismo antagonista. Un quadro, insomma, che richiede una vigilanza costante e un'analisi approfondita delle dinamiche sociali e digitali, dove le minacce alla tenuta democratica si annidano in un intreccio sempre più complesso di ideologie e risentimenti.
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