Ebrei contro Anpi, tensioni per il Giorno della Memoria

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La tensione tra gli ebrei e l'Anpi, l'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia, ha raggiunto un punto critico alla vigilia del Giorno della Memoria, il 27 gennaio. Da Milano a Roma, passando per Bologna, la soglia di sopportazione è stata ampiamente superata. Gli ebrei, bersaglio di insulti, minacce e aggressioni da parte della sinistra radicale e dell'Anpi, hanno deciso di disertare alcuni eventi commemorativi. La decisione è stata presa in risposta all'uso del termine "genocidio" da parte dell'Anpi per descrivere il conflitto in Medio Oriente, una scelta che ha diviso profondamente gli ebrei stessi.

Gianfranco Pagliarulo, presidente nazionale dell'Anpi, ha cercato di placare le polemiche, lanciando un appello affinché si superino le divisioni e si celebri il Giorno della Memoria come un momento di unità e responsabilità. Tuttavia, la frattura sembra ormai insanabile. La decisione degli ebrei di Milano di non partecipare agli eventi organizzati con l'Anpi ha suscitato reazioni contrastanti, con alcuni che vedono in questa scelta un atto di autolesionismo.

Il giornalista Gad Lerner ha criticato duramente l'anatema scagliato contro l'Anpi, definendolo un controsenso storico che non rappresenta i valori dell'ebraismo italiano né la memoria dei partigiani ebrei caduti per la Liberazione. Le sue parole hanno scatenato una serie di insulti veementi contro la sua persona e contro l'associazione degli ex partigiani.

In questo clima avvelenato, la celebrazione del Giorno della Memoria rischia di essere offuscata dalle polemiche e dalle divisioni interne.

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