25 aprile, tra memoria e tensioni: il corteo dell’Anpi e le divisioni nelle piazze
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Redazione Interno
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A ottant’anni esatti dalla Liberazione, Roma ha ospitato il corteo dell’Anpi, snodatosi tra via Ostiense e porta San Paolo, dove il palco è stato allestito nel parco antistante la Basilica di San Paolo. "Partecipare a questa ricorrenza non è un atto formale, ma un impegno concreto", hanno ripetuto in molti, sottolineando come il 25 aprile rappresenti "non solo una celebrazione, ma una giornata di lotta". Tra gli slogan più ripetuti, quello che lega indissolubilmente antifascismo e democrazia: "Difenderne uno significa preservare l’altro", hanno urlato i manifestanti, in un coro che ha cercato di unire idealmente passato e presente.
Ma la giornata, che pure ha visto migliaia di persone sfilare in diverse città, non è trascorsa senza ombre. A Roma, come in altre piazze italiane, le tensioni hanno talvolta offuscato il ricordo della Resistenza. Bandiere dell’Unione Europea date alle fiamme, epiteti come "assassini" e "guerrafondai" rivolti agli esponenti del Pd, e contestazioni ai sostenitori della causa palestinese hanno segnato il corteo, rivelando una spaccatura netta tra le diverse anime della manifestazione. A Milano, dove novantamila persone – tra cui la segretaria dem Elly Schlein – hanno marciato per le vie del centro, gli striscioni pro-Palestina hanno monopolizzato parte dell’attenzione, mentre a Trieste, Bergamo e Torino si registravano analoghi momenti di frizione.
Marina Pierlorenzi, esponente dell’Anpi, intervenuta a margine della manifestazione romana, ha posto l’accento sul significato odierno della Liberazione: "Qui, in una città medaglia d’oro per la Resistenza, abbiamo voluto ricordare non solo Roma, ma tutta l’Italia e l’Europa che lottarono contro il nazifascismo". Le sue parole hanno suonato come un monito: "I principi nati dalla Resistenza, oggi inseriti nella Costituzione, sono messi in discussione. Per questo continueremo a lottare".




