La caccia all’uomo in mimetica: spari al corteo del 25 aprile, feriti i coniugi dell’Anpi

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Ha aperto il fuoco in un tripudio di sole, nel pieno di un pomeriggio affollato, senza curarsi – o forse proprio per sfida – della presenza delle forze dell’ordine a pochi passi dal Parco Schuster e dalla basilica di San Paolo. L’aggressore, che impugnava quella che dalle prime ricostruzioni risulta essere una pistola soft-air (un modello ad aria compressa caricato con piccoli pallini bianchi, forse rovesciati nel caricatore con un imbuto per non lasciare impronte), ha sparato da una distanza di una decina di metri contro due sessantenni che indossavano al collo il fazzoletto tricolore dell’Anpi. L’uomo, descritto come una persona dai movimenti rapidi e probabilmente giovane, indossava un casco integrale scuro e una giacca di colore verde militare, ed era in sella a uno scooter chiaro, forse bianco, di grossa cilindrata.

La dinamica dell’agguato e il racconto delle vittime

L’episodio è avvenuto all’incrocio tra via Ostiense e via delle Sette Chiese, subito dopo che la coppia – lui di 66 anni, lei, Rossana Gabrielli, di 62 – si era allontanata per una breve pausa dal corteo, con l’intenzione di prendere un gelato prima di rientrare al parco per la chiusura ufficiale della Festa della Liberazione. I coniugi, entrambi iscritti all’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, hanno raccontato agli agenti del commissariato Colombo di essersi sentiti colpire alle spalle mentre stavano per attraversare l’asfalto. «Ci siamo girati e lui ci ha puntato l’arma contro», hanno dichiarato, sottolineando il terrore del momento perché, non potendo sapere se quella pistola fosse vera o finta, hanno temuto per la propria vita. Lui è stato raggiunto al collo – proprio all’altezza del simbolo partigiano – e a una mano, lei ha invece riportato una ferita alla spalla destra. Nonostante lo choc e la vistosa escoriazione, entrambi sono stati medicati sul posto e non sono stati trasportati in ospedale.

L’ombra dell’estrema destra e le indagini della procura

Mentre i militanti presenti al parco apprendevano la notizia dal palco, paralizzando di fatto la celebrazione, la Digos e la polizia scientifica hanno avviato un’accurata caccia all’uomo. Al setaccio ci sono i video di almeno tre sistemi di videosorveglianza posizionati lungo via Ostiense, tra cui quello di un’area di servizio e un impianto pubblicitario a “palla” che potrebbe aver ripreso l’intera scena dall’alto. Sull’asfalto sono stati rinvenuti alcuni piombini bianchi, compatibili con l’arma utilizzata. Gli investigatori non escludono alcuna pista, sebbene emerga con forza l’ipotesi di un gesto riconducibile agli ambienti dell’estrema destra o del suprematismo, anche alla luce di recenti perquisizioni effettuate a Roma e Viterbo – legate a gruppi che si rifacevano a “Terza Posizione” – durante le quali erano state trovate riproduzioni perfette di armi da guerra. La Procura di Roma attende l’informativa di polizia per procedere con l’iscrizione nel registro degli indagati e il fascicolo, verosimilmente per lesioni aggravate, potrebbe finire sotto la lente dei magistrati dell’antiterrorismo.

I volti della paura: “Sono fascisti vigliacchi”

L’amarezza e l’indignazione, nei racconti dei diretti interessati, sono tangibili. Lo stesso presidente della sezione romana dell’Anpi ha descritto lo stato di shock delle vittime, che hanno trovato rifugio dietro il palco della manifestazione per sottrarsi a eventuali ulteriori colpi. Rossana Gabrielli, con un vistoso cerotto sulla spalla, ha detto di essere “molto indignata”, spiegando che l’accaduto dimostra come “i fascisti che si comportano da vigliacchi continuino a esserci”. Per la presidente dell’Anpi Roma, Marina Pierlorenzi, non c’è alcun dubbio sulla matrice del gesto, definito senza mezzi termini “un atto squadrista”. Sebbene l’attenzione si concentri ora sull’analisi dei frame delle telecamere – nella speranza di immortalare la targa dello scooter o il volto protetto dall’uomo in mimetica – la coppia ha comunque già formalizzato denuncia, auspicando che l’individuazione sia rapida. L’aggressione, avvenuta mentre la città celebrava i valori della Liberazione, ha di fatto squarciato il velo di una normalità solo apparente.

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