Spari al parco Schuster, la caccia all’uomo nel sottobosco dell’ultradestra: l’agguato studiato e il movente dietro i fazzoletti dell’Anpi

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Nel pomeriggio di quella che doveva essere una grande festa popolare, il quartiere Ostiense si è trasformato nel teatro di un’azione deliberata e preoccupante. È caccia all’uomo, a Roma, tra gli ambienti della destra radicale e i frequentatori abituali del circuito softair: si cerca il ragazzo dal casco integrale, colui che, secondo la ricostruzione degli inquirenti, sapeva esattamente dove colpire, quando farlo e chi stava mirando. L’attacco, avvenuto sabato pomeriggio nei pressi del parco Schuster al termine del corteo per la Liberazione, per chi indaga non è affatto il frutto di un raptus improvvisato, bensì un’azione studiata, rapida e chirurgica. L’uomo, descritto come un giovane dai movimenti agili, era in sella a uno scooter chiaro – forse bianco – con il volto interamente coperto da un casco integrale e indossava una giacca di taglio militare; si è fermato a una decina di metri dai bersagli, ha estratto una pistola ad aria compressa (molto simile a quelle usate nel softair) e ha esploso tre colpi prima di dileguarsi in velocità, lasciando dietro di sé il panico e due feriti.

L’agguato mirato e il riconoscimento dei bersagli

Ciò che rende l’episodio particolarmente grave agli occhi degli investigatori – che hanno già aperto un fascicolo in procura, con l’ipotesi di un eventuale coinvolgimento della procura antiterrorismo – è la chiara volontà di selezionare le vittime. A essere colpiti sono stati Nicola Fasciano e Rossana Gabrieli, due iscritti all’Anpi di circa sessant’anni, marito e moglie, che al collo ostentavano i caratteristici fazzoletti dell’associazione partigiana. L’aggressore, grazie a quel segno distintivo, non ha avuto bisogno di chiedere loro l’identità: in un attimo, ha centrato l’uomo al collo e alla mano (quest’ultima sollevata probabilmente nel tentativo di ripararsi) e la donna alla spalla. Sebbene le ferite siano state giudicate lievi e le vittime, seppur profondamente scioccate, siano già state medicate, la dinamica lascia pochi dubbi sul movente. Come hanno sottolineato gli stessi rappresentanti dell’Anpi, non si è trattato di un errore o di una rissa degenerata: i due sono stati presi di mira proprio perché riconoscibili come antifascisti.

Le piste investigative: lupo solitario o struttura organizzata?

Uno dei nodi più complessi che gli inquirenti stanno cercando di sciogliere, passando al setaccio i filmati delle telecamere di sorveglianza posizionate tra via delle Sette Chiese e viale Ostiense (inclusi quelli di un noto fast food e di un chiosco), riguarda la natura stessa dell’assalitore o degli assalitori. Inizialmente alcune testimonianze parlavano di due persone sullo scooter, ma la pista più accreditata, supportata oggi dalle dichiarazioni raccolte dalla Digos e dal commissariato San Paolo, propende per l’azione di un **lupo solitario**. Per gli investigatori è probabile che l’uomo abbia agito da solo, approfittando della confusione per avvicinarsi e sparare. Tuttavia, il sospetto che il gesto possa essere stato ispirato o supportato da un contesto più ampio, legato agli ambienti dell’**ultradestra** e del suprematismo, è ancora al vaglio. La Procura di Milano, proprio in quei giorni, aveva eseguito perquisizioni nell’ambito di inchieste su propaganda antisemita, trovando in casa di un ventenne numerose armi ad aria compressa simili a quelle utilizzate nell’agguato di Roma; un elemento, questo, che suggerisce una certa circolazione di questi strumenti offensivi in determinati sottoboschi giovanili.

Il contesto e le reazioni alla violenza

Il clima di tensione non ha risparmiato altre celebrazioni italiane, sebbene l’episodio romano resti il più violento e quello con maggiori implicazioni penali. Mentre a Milano si registravano polemiche per le offese antisemite alla Brigata ebraica, esclusa dal corteo, nel capoluogo laziale si è consumato un vero e proprio agguato che ha macchiato la Festa della Liberazione. L’Anpi provinciale di Roma ha parlato apertamente di un **atto terroristico**, ribadendo che un simile gesto non intimerà il movimento partigiano, anzi, ne rinsalda la volontà di difendere la Costituzione. Non sono mancate le ripercussioni politiche immediate: se da un lato esponenti di Fratelli d’Italia hanno criticato i toni "comizianti" di alcuni discorsi in altre piazze, dall’altro l’opposizione, come Nicola Fratoianni, ha chiesto con forza rispetto per i valori antifascisti. Tra le vittime, intanto, prevale ancora lo sconcerto: Rossana Gabrieli, iscritta a Sinistra Italiana, e il marito si dicono certi di essere stati scelti esclusivamente per via del simbolo che portavano al collo, un simbolo che, se da un lato rappresenta una memoria storica, dall’altro è diventato il bersaglio di un odio che ora la magistratura deve accertare e definire.

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